Tenhi: Folk Aesthetic 1996 - 2006

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Ver Sacrum Con un paio di mesi di colpevole ritardo (il disco è uscito ai primi di settembre) mi accingo a recensire questa tripla raccolta dei finlandesi Tenhi. Folk Aesthetic 1996 – 2006. L’album consiste di tre CD raccolti in un bel digibook con un ricchissimo booklet di 76 pagine pieno di note, dettagli sulle tracce, testi con relativa traduzione e illustrazioni di Tyko Saarikko. Il primo CD ospita un demo del 1997, Kertomuksia, composto da tre brani. Già dalle prime note è facile intuire da dove arrivi il suono sviluppato poi in album come Maaäet, tra chitarre acustiche che si rincorrono e brani a metà strada tra folk di matrice nordica e progressive. Il cantato qui è appena abbozzato, e per lo più è una sorta di rumore di fondo sommerso dalle melodie. Solo il cambio di tonalità di “Havuisissa Saleissa” e la batteria troppo in primo piano tradiscono la natura acerba di queste prime registrazioni. Il brano successivo, “Tenhi”, è quasi programmatico con le sue sonorità evocative fatte di corvi in lontananza e delicati movimenti di chitarra, e differisce leggermente dalla versione apparsa su Väre, album del 2002. Superato lo scoglio dei demo, la raccolta ingrana con la pubblicazione, sempre sul primo CD, di Hallavedet, un MCD del 1998. Due le tracce: “Hallavedet” e “Hiljaiseksi lampi jää”, che segnano una cospicua evoluzione nel suono. “Hallavedet”, presente anche sul primo album del gruppo, Kauan (del 1999), vede un apporto più incisivo di voce, violini, flauto, strumenti che arricchiscono il suono contribuendo a creare quello stile così particolare che caratterizzerà gli album successivi. Il brano è una sintesi del suono dei Tenhi, un folk scurissimo dalle tinte malinconiche e ricco di pathos, che riporta alla mente il freddo paese di provenienza del trio grazie ai ricami ancestrali della chitarra, sempre in evidenza, e al supporto dei talentuosi musicisti, tanto che è facile anche perdonare brani come “Hiljaiseksi lampi jää” e il suo incedere progressive. A seguire Airut:Ciwi, EP del 2000, con la possente melodia di pianoforte di “Kielo”, che da sola basterebbe a spingere all’acquisto del CD. Il secondo CD del lotto è una raccolta di versioni alternative e di brani mai usciti. Alcuni di questi, come “Kausienranta”, sono discreti ma trascurabili; per fortuna sono presenti anche brani di pregevole fattura come “Linnuit” o “Sydänvalkea”. Buoni i demo di “Jäljen”, qui rinominata “Korvenraivaajat”, e di “Kuoppa”. È sempre interessante scoprire come nasce e si evolve una traccia apprezzata. Nel CD trova spazio anche la versione di “Kielo” apparsa come bonus track nella ristampa di Kauan. L’ultimo CD è una vera e propria entità a sé, “Kaski”. Sebbene i brani di questo album coprano uno spazio temporale che va dal 1996 al 2006, il risultato è piuttosto omogeneo. L’album si apre con un brano per solo pianoforte, “Häie”, che è in assoluto il primo brano registrato dai Tenhi. “Luo varjo” altro non è che l’ennesima versione alternativa di “Kielo”, che poco aggiunge alle altre. Il resto dell’album ha un mood molto più scuro del solito, basta ascoltare brani come il tribale “Koiranlainen Peura”, “Suruiksi soi”, con il suo cantato sussurrato, o le derive quasi ambient di “Tuuli varista”. Chiudono il disco gli squarci pianistici di “Neiidie”. Folk Aesthetic è una raccolta eccellente che non dovrebbe mancare né sugli scaffali di chi ha già avuto modo di amare il suono dei Tenhi né per chi dovesse avvicinarsi per la prima volta alla formazione finlandese.

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