Alien Vampires: No one here gets out alive

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Ver Sacrum Il reale significato del termine “scena electro italiana” ancora mi sfugge, perché tale definizione mal si addice a quanto accaduto dalle nostre parti in questi ultimi anni: l’interesse nei confronti del suddetto stile musicale non manca, ma per motivi a me sconosciuti la scena non si è mai evoluta, rimanendo a lungo in una fase di stallo che purtroppo non ha giovato ai pochi che, in varie maniere, si sono adoperati per farla crescere. In particolare vorrei soffermarmi sulle band ad essa appartenenti (e qui basta fare nomi come Adam, Ballistic, XP8, Narr, o quello degli stessi Alien Vampires…), che hanno finora proposto dischi di buona (e talvolta ottima) fattura ma purtroppo non hanno mai avuto un vero e proprio mercato nel Belpaese, finendo quindi con l’essere apprezzate più altrove che non in casa loro. Il combo capitolino non fa eccezione ovviamente, e forte di un contratto con la label statunitense Blc Productions si prepara a fare sfracelli in Nord America e in Europa grazie al nuovo No one here gets out alive, un prodotto valido e accattivante che piacerà sia ai fan del genere, sia agli addetti ai lavori (mi riferisco soprattutto ai tanti Dj che avranno già inserito alcuni dei pezzi del cd nelle loro scalette!). I tre “astro-vampires from hell”, ossia Nysrok Infernalien (ex chitarrista degli Aborym), Nightstalker e Nemesis, non si pongono limiti di sorta e hanno un approccio molto open-minded alla “materia elettronica”, non a caso le loro composizioni sono difficilmente inquadrabili all’interno di una categoria definita, e appaiono come un mix (peraltro ben bilanciato) tra elementi che, strato dopo strato, vanno a dar vita ad un corpus sonoro multiforme e vario. Se da un lato il gruppo non disdegna fare qualche riferimento all’harsh electro più “furbetta” e stilosa (vedi la trascinante opener “Watershed” o le altrettanto efficaci “You’ll all die” e “Rave to the grave”), dall’altro si diverte a spiazzare l’ascoltatore con brani “ibridi” come “Hell.S.D.” (la struttura portante è quella tipica della trance, ma c’è anche una componente rhythmic-noise a rendere il tutto più sfizioso…), “We’re going to hell” (uno degli episodi migliori tra quelli inclusi, caratterizzato a sua volta da sonorità abrasive sovrapposte ad una ritmica incalzante) o “Industrial warriors”, vera chicca per gli appassionati di hard-techno drittissima e spaccaneuroni, nonché fiore all’occhiello dell’ineffabile terzetto. Una menzione particolare la merita anche la demoniaca track “Show me the way” (contraddistinta da un sound cupo e da vocals molto black-metal style), non solo perché chiude in bellezza un album ben riuscito, ma perché è l’ennesima dimostrazione dell’alto grado di maturità ormai raggiunto dalla band. “Infernal music for evil minds” insomma, e di quella che lascia pure il segno…

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