Leaether Strip: Civil Disobedience

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Ver Sacrum Ho perso il conto di quanti dischi, tra album, mcd e ristampe, Claus Larsen abbia realizzato da quando (Ottobre 2005) è tornato sulle scene. L’iper produttivo danese è già pronto ad offrire ai suoi fans il nuovo Civil Disobedience, doppio album che, nella “limited editon” diviene addirittura box da tre cd, con One Nine Eight Two, disco in cui Claus rende omaggio alle sonorità analogiche dei primi anni ’80 e a qul 1982 in cui acquistò il Moog Prodigy destinato a cambiare la sua vita. Sei anni dopo infatti (1988) nasce ufficialmente Leaether Strip ed il nuovo album ha quindi il compito di festeggiare i vent’anni di questo leggendario progetto EBM. Attravero i brani di Civil Disobedience, Claus dimostra ancora una volta il suo essere “artista impegnato”, urlando la sua rabbia e la sua frustrazione verso le ingiustizie e le storture della società, chiamando ad una reazione chi lo ascolta. Musicalmente il discorso non cambia molto rispetto ai lavori che hanno contrassegnato il “comeback” di Leaether Strip: elettro-industrial sviluppato attraverso brani ora piu’ aggressivi ed incisivi (“Civil disobedience”, “When blood runs dark”, la quasi punk “Pissing on my territory”) ed altri meno convulsi (“One day”, “The devil’s daughter”, la bella “Soul collector” presente sul cd2) per un totale di 18 brani, equamente suddivisi sui due dischetti. Considerando anche il lungo minutaggio di parecchie canzoni, direi che l’opera ha un carattere sin troppo “monolitico” e che quindi è meglio assaporarla a piccole dosi. Il terzo cd come detto, cambia totalmente registro, offrendoci un Claus Larsen inedito, che si sbizzarisce con sonorità analogiche tanto retrò quanto gradevoli, per un esperimento magari spiazzante ma che non mi sento di bocciare.

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