Maurizio Bianchi: Regel

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Ver Sacrum Maurizio Bianchi è un musicista che, in ambito industrial, non ha bisogno di presentazioni: al di là di ogni ragionevole dubbio, è da considerarsi il precursore e uno dei massimi esponenti di sempre in questo ambiente e la notoria lentezza del nostro paese nell’acquisire e interiorizzare i nuovi movimenti avanguardistici musicali (almeno a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo) ne amplifica ulteriormente l’importanza. Molti dei vecchi lavori dell’artista lombardo sono ormai introvabili, essendo all’epoca stati pubblicati in poche copie che circolano ormai soltanto nell’ambiente collezionistico, quindi ben venga l’iniziativa dell’etichetta friulana Final Muzik che, con questo Regel, ne ristampa uno dei lavori più maturi e compiuti, universalmente considerato tra i suoi capolavori, aggiungendo ai due brani originari un terzo brano grossomodo coevo, “Acido prussico”, comparso in una compilation intitolata Neuengamme. Da un punto di vista sonoro, questo brano si distacca abbastanza dai due che lo precedono, che sono dalle parti dei primi Throbbing Gristle o SPK, malgrado il nostro mantenga la sua persona più timidamente distaccata rispetto a ciò che faceva il quartetto inglese e il suono sia nel complesso meno estremo di quello del progetto australiano (naturalmente parlo dei primi lavori); il brano aggiuntivo, invece, ha una maggiore tendenza verso la musica ambientale, tanto che, grazie ai suoi profondi drones, può essere considerata una sorta di proto dark ambient. Non posso che sottolineare il plauso all’iniziativa di Final Muzik e consigliare l’acquisto di Regel agli appassionati della musica industriale “storica” e a tutti coloro che sono convinti del fatto che questo stile musicale si sia evoluto solamente all’estero.

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