The Mission

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Il Farewell Tour dei Mission, quello che “dovrebbe” (il condizionale in questi casi è sempre d’obbligo) rappresentare l’addio definitivo della band di Wayne Hussey dalle scene, è passato per quattro date nel nostro paese, suscitando ovunque un’accoglienza assai calorosa. In questo special vi raccontiamo dei due concerti di Milano e Firenze a cui hanno assistito rispettivamente i nostri Candyman e Christian Dex. I due come leggerete di seguito sono rimasti più che contenti, anzi potremmo anche dire che si sono emozionati non poco in questi due concerti. Segno che, gratta gratta, sotto la, rispettivamente, trendy scorza electro o la ruvida corazza industrial si celano due cuori da gotici impenitenti…

Milano, Music Drome 13/02/2008

The Mission

The Mission a Milano, Foto di Umberto Larizza

Milano è la prima delle quattro date italiane del Farewell Tour dei Mission, una delle band “fondamentali” del “gothic-dark”, sorti da una costola dei Sisters of Mercy e che dopo oltre vent’anni di onorata carriera, si scioglieranno all’indomani dei quattro concerti in programma a Londra in chiusura di tour. Concerti nel corso dei quali, la band di Wayne Hussey eseguirà (uno per serata) i suoi leggendari primi quattro album ed è proprio su questi album che sono incentrati tutti i concerti di questo tour, rendendoli così decisamente imperdibili per i fans della band inglese.

Una volta tanto, il colpo d’occhio all’interno del Music Drome è dignitoso: un pubblico a mio avviso di poco superiore alle 200 unità (con un’età media decisamente “over 30”) accorre per questo appuntamento che vede esibirsi come band di supporto i Dead Guitars. Ammetto che prima di stasera non conoscevo affatto questa band e quanto ascoltato non mi indurrà certo ad approfondire la loro conoscenza. Un rock piuttosto scialbo e noioso che non ha minimamente catturato la mia attenzione, così che ho approfittato della loro esibizione per saluti e chiacchiere con i numerosi amici presenti (i concerti di certe band “storiche” sono sempre occasione per rivedere gente che da tempo non si incrocia).

Poco dopo le 22 giunge il momento tanto atteso: i Mission salgono sul palco in quattro fra cui della formazione originale troviamo il solo Wayne Hussey. L’apertura è affidata a “The Crystal Ocean”, a cui fanno seguito “Serpent’s Kiss”, “Over the hills and far away” e “Naked and Savage”. A questo punto Wayne conferma quello che molti ormai sospettano, ovvero che stasera verrà eseguito integralmente The First Chapter, oltre ad altre canzoni, che (sue testuali parole) : “Forse non saranno quelle che vorrete sentire voi”… Questa frase sarà, ahimé, un triste presagio.

Se la prima parte del concerto (si veda la scaletta) è infatti entusiasmante e viene seguita dal pubblico con una partecipazione magari non trascendentale ma comunque accettabile (specie per chi come il sottoscritto è abituato ad assistere a concerti al cospetto di un pubblico catatonico), la seconda parte raffredda gli entusiasmi per diversi motivi. Pur se tecnicamente ineccepibile (come lo era stata la prima), la seconda parte del set vede i Mission eseguire brani che non possono certo essere annoverati tra i loro cavalli di battaglia; Hussey palesa una certa stanchezza e si dilunga in un lungo siparietto con una coppia di spettatori (episodio simpatico, ma che porta via del tempo che poteva essere impiegato per una o due canzoni).

Forse non è soddisfatto dal feedback del pubblico, che a sua volta si attende brani (“Wasteland”, “Beyond the pale”, “Deliverance”, “Butterfly on a wheel” quelle più invocate) che invece non arriveranno mai (purtroppo a fine serata, chi si riuscirà ad impossessare della scaletta scoprirà che le prime tre erano previste nell’ultimo bis, ma sono state “eliminate”). Così il terzo encore li vede eseguire la sola “Tower of strenght”, sulle cui note si chiude una serata comunque positiva, ma le cui premesse potevano rendere indimenticabile.

Alla fine, i pareri convergono: rammarico per la scelta dei pezzi e per l’essersi voluti concentrare quasi esclusivamente su un solo album; d’altro canto entusiasmo ed apprezzamento per un gruppo che ha saputo ancora una volta toccare il cuore dei propri fans, in virtù di brani che hanno fatto la storia di questo genere musicale. Se la carriera dei Mission si chiuderà realmente con questo tour, si può ben dire che sarà una chiusura a testa alta. Keep the Faith!

Candyman

Firenze, Auditorium Flog 15/02/2008

The Mission

The Mission a Firenze, Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Onestamente la voglia di andare a vedere i Mission stavolta non ce l’avevo proprio. Primo: mi dava fastidio questa idea del Farewell Tour tutto dedicato, almeno sulla carta, ai pezzi dei primi quattro album dei Mission;non che io abbia amato quello che Hussey ha fatto da Masquein poi, anzi fu proprio quell’album a scacciare i Mission dal piedistallo di mia band favorita nei primi anni ’90 (insieme ad un’imbarazzante apparizione in playback al Festivalbar, in cui il nostro si presentò con una maglietta di Topolino, circondato da un manipolo di “proto-veline” che gli davano i bacetti…). D’altra parte una scaletta così selettiva è innegabilmente e fastidiosamente una cosa ruffiana, fatta solo per smuovere i vecchi fan del gruppo (si legga il punto seguente…). Secondo motivo era il fatto che questo concerto sapeva tanto da “riunione del reduce”, un “Amarcord” della scena degli anni ’80 e ’90 che all’età di quarant’anni suonati mi faceva sinceramente un filo di tristezza. Alla fine nonostante le mie perplessità ho ceduto, grazie anche all’incoraggiamento di un paio di amici che, come me, hanno ingrossato le file dei reduci presenti alla Flog.

Quando entro nel locale il gruppo di supporto dei Dead Guitars ha quasi finito il suo set e riesco a sentire praticamente solo due canzoni e mezza. Sinceramente il loro rock-pop melodico non mi ha fatto impazzire ma va dato merito al gruppo di essersi saputo presentare in modo molto diretto e alla mano sul palco. Sarà stato che i Dead Guitars non sono esattamente di primo pelo come età e quindi si sono fatti apprezzare per un discreto professionismo e per la mancanza assoluta di arroganza: con il pubblico di Firenze hanno saputo creare un buon clima e sono stati così ripagati con generosi applausi.

Finalmente salgono sul palco i Mission e subito catturano l’attenzione di tutti i presenti suonando uno dei loro storici cavalli di battaglia, ovvero “Wasteland”. Sul palco oltre a Wayne Hussey sono presenti Richie Vernon al basso, Mark Gemini Thwaite alla chitarra e Steve Spring alla batteria. Chi sperava in una riunione, seppur parziale, della formazione originaria è rimasto perciò deluso. Sinceramente Hussey si è trovato dei compari musicalmente all’altezza che non hanno fatto rimpiangere i titolari storici. Certo che il quartetto Hussey-Adams-Hinkler-Brown per il cuore era comunque un’altra cosa.

Dopo “Wasteland” arriva a sorpesa “Evangeline”, un brano davvero carino uscito nel relativamente recente Aura, l’album dei Mission del 2001. Qui mi ha fatto piacere che il diktat della scaletta presa solo dai primi quattro album sia stata smentita così in partenza, anche se poi alla fine le eccezioni saranno effettivamente pochine (e a parte “Evangeline” nemmeno di qualità indimenticabile). Ma è nel pezzo seguente che l’entusiasmo mi ha davvero preso la mano, ovvero in “And the dance goes on”, tra l’altro nemmeno uno dei miei brani preferiti in assoluto: quel riff e quel ritornello mi hanno però riportato, piacevolmente, indietro nel tempo, facendo sorridere di soddisfazione i miei amici gotici che ho sfottuto bonariamente negli ultimi anni per il loro stoico attaccamento al passato.

La scaletta è andata avanti proponendo cose molto belle (su tutte “Wake”, un vero capolavoro per chi scrive), il brano recente “Dumb”, tratto dall’album God is a bullet uscito lo scorso anno, che sinceramente non mi è sembrato niente di che, più un paio di episodi mediocri, come “Hungry as the hunter” e soprattutto “Like a child again”, un pezzo che tutto sommato nell’arrangiamento elettrico proposto alla Flog non ha nemmeno sfigurato troppo. Il concerto è durato anche parecchio, un paio d’ore ad occhio e croce. L’entusiasmo del pubblico si può dire che è cresciuto di brano in brano: più fredda all’inizio l’audience fiorentina si è scaldata man mano che dal palco venivano suonate “Kingdom Come”, “Sacrilege”, “Butterfly on a wheel”, “Beyond the pale” e “Deliverance”, cantata a squarciagola da tutti i presenti alla Flog (che per inciso non hanno fatto straripare il locale ma erano comunque numerosi). Alla fine il gruppo ha presentato ben tre bis, il primo dei quali concluso da una lunga versione di “Shelter from the storm” in cui Hussey, come da “tradizione” per questo pezzo, ha inserito nel mezzo dei frammenti di altre canzoni (fra cui “Rain” dei Cult).

Ho sempre pensato che Hussey fosse un ottimo musicista, un performer capace e un grande professionista e questa serata fiorentina non ha fatto che confermarlo. I suoi Mission alla fine, nonostante la passione “matta e disperatissima” che ho nutrito per questa band nei secondi anni ’80, sono una formazione di seconda categoria nella storia del Goth, seppur capaci di scrivere delle ottime canzoni. Dietro di loro, più che pietre miliari, hanno lasciato un ricordo “scolpito nella sabbia”, che si è affievolito col passare degli anni. L’album che ho sempre preferito dei Mission è The First Chapter che è una raccolta dei primi singoli. In tutte le loro altre opere ufficiali alla fine i Mission hanno sempre inserito la canzone debole che sbilanciava il risultato complessivo, fino a che, col passare degli anni e degli album, i pezzi deboli, forse per l’inaridirsi della vena compositiva di Hussey, hanno preso il sopravvento sul resto.

Comunque, nonostante questa analisi un po’ impietosa della carriera dei Mission, alla data di Firenze mi sono ricordato tutti i testi delle loro canzoni e, senza alcuna vergogna, li ho cantati per l’intera serata. I Mission saranno quindi un gruppo di serie B ma di quelli che nonostante tutto sanno rimanere nel cuore dei loro fan. Insomma il concerto di Firenze, come probabilmente ogni data del Farewell Tour, è stato – diciamolo – un evento da veri reduci ma, reduce io stesso, ammetto di essermi divertito da morire e anche un po’ commosso.

Christian Dex

Scaletta Milano
Crystal ocean
Serpent’s kiss
Over the hills and far away
Naked & Savage
Garden of delight
Paradise (will shine like the moon)
Raising Cain
Wishing well
Wake
Tomorrow never knows
Like a hurricane
1969

Dancing barefoot
Island in a stream
Shelter from the storm

Tower of strength (2004 version)

Scaletta Firenze
Wasteland
Evangeline
And the dance goes on
Kingdom come
Dumb
Belief
Love me to death
Sacrilege
Into the blue
Butterfly on a wheel
Hungry as the hunter
Deliverance

Wake
1969
Shelter from the storm

Like a child again
Beyond the pale

Tower of strenght

The Mission

The Mission a Firenze, Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Links:

The Mission: sito ufficiale

The Mission @ MySpace

Dead Guitars @ MySpace

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