Atrocity: Werk 80 - Part II

0
Condividi:

Ver Sacrum Operazione nostalgia? Nooo! Ad undici anni dal primo capitolo di Werk 80, Alexander Krull ed i suoi Atrocity tornano a deliziare i nostri padiglioni auricolari coll’ennesima manciata di personali rivisitazioni di hit-singles, in pieno revival ottantiano quanto mai attuali. Operazione che, come tutte le sue analoghe, si presta a diverse interpretazioni, contando pareri di entrambi i segni. Sicuramente, la scelta di ospitare in copertina, ed all’interno del booklet, le pose ultra-glamour della divina Dita Von Teese contribuirà a far scivolare in secondo piano qualche dubbio inerente la track-list. Tutti i pezzi sono resi con grande personalità (da un gruppo che in materia non difetta certo), ed Alexander ben si districa nell’interpretazione di successi che hanno segnato non solo un decennio, ma pure quelli successivi (magari i miei rimbambimenti senili non fanno testo…), tanto che pure oggidì presidiano (non tutti, ma la maggior parte certamente) i palinsesti delle maggiori emittenti. Con qualche piccolo, quasi impercettibile cedimento (“Forever young” mi ha lasciato un pochino perplesso, con qualche forzatura vocale di troppo), del quale comunque, terminato l’ascolto, non resterà traccia nella nostra memoria. Ottime “The sun always shines on TV”, “Fade to grey”, “Such a shame”, “Here comes the rain again”, “Hey little girl” dei miei fav Icehouse di Ira Davies (che nel corso della loro carriera omaggiarono tutti i grandi, saccheggiando letteralmente il di questi repertorio per trarre ispirazione per le loro canzoni; ricordo che un giorno, anno ’83 o giù di lì, scambiai un loro pezzo per un inedito dei Roxy Music!), fra chitarroni debordanti ed orchestrazioni sympho-goth (ascoltate e gioite di “Don’t you-forget about me” che straccia – non scherzo!, l’originale!). Se la prima parte non prevedeva la presenza dei best-sellers Depeche Mode, ecco rimediato con “People are people”, doppiata da una vigorosa “Smalltown boy”, a sua volta seguita dalla devastante “Relax”, i gruppi tedeschi sono stavolta rappresentati pure dai misconosciuti Ideal (“Keine Heimat” dal contenuto fieramente politico-impegnato, d’altronde erano gli anni della divisione della Germania in BRD e DDR); chissà mai che Krull & Co. non ci riservino pure una “Part III”! PS: prevista pure una deluxe edition in digipack, con aggiunta la prima puntata della saga!

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.