Dark Fest – The Dark Side Of Europe

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Bare Infinity

Bare Infinity al Dark Fest, Foto di Grendel

L’edizione 2008 del Dark Fest prometteva bene già a priori, difatti la presenza degli headliner Katatonia era di per sé un motivo più che valido per partecipare al festival bolognese, ma c’è di bello che non era l’unico… In particolare mi riferisco all’opportunità di assistere alle esibizioni di altri gruppi già affermati (come nel caso dei Macbeth e dei WeltenBrand) e a quella di scoprire nuove realtà musicali, ma anche all’interessante mostra fotografica e alle numerose bancarelle di vestiti, dischi e gioielli che erano state allestite negli ampi spazi dell’Estragon.

Ad aprire le danze sono stati i croati Omega Lithium, quartetto capitanato dalla vocalist Andrea e dedito a sonorità che si rifanno a industrial metal e gothic. Nel complesso la performance è stata dignitosa (anche considerando la giovanissima età dei componenti della band…), mentre non posso affermare lo stesso riguardo aiSin7sinS, un po’ troppo brutali e “death-oriented” per quello che era lo standard della giornata, per non parlare poi della pessima prova della cantante. A seguire sono saliti sul palco gli ellenici Bare Infinity, stilisticamente assai scontati (si trattava infatti di gothic metal canonico con voce femminile…), ma molto bravi nel coinvolgere il pubblico grazie alla loro abilità tecnica e al carisma della giunonica (e talentuosa) front-woman Christiana. Assai meno convincenti sono stati, invece, i belgi Valkyre, che pur proponendo un dark romantic metal colto e ricercato non sono riusciti a lasciare il segno, risultando a tratti un po’ noiosi e facendo venir voglia di andare a curiosare tra le bancarelle.

Esattamente il contrario di quanto appena affermato si può dire a proposito dei WeltenBrand, che si sono resi protagonisti di una delle esibizioni migliori della giornata e hanno deliziato i presenti con raffinate sonorità neoclassiche. In passato non avevo mai avuto il piacere di vederli dal vivo, ma consapevole del fatto che vantano una carriera più che decennale non mi aspettavo di rimanere delusa, anche se non immaginavo potessero essere così incisivi e gradevoli da ascoltare.

A differenza dei gruppi che li hanno preceduti, per la sottoscritta gli svizzeri Stoneman non rappresentavano una novità assoluta, visto che in passato avevo già avuto modo di assistere ad un loro concerto. In quell’occasione il quartetto di Zurigo propose solo un paio di pezzi e fu poi costretto a concludere in fretta e furia la performance per non ben precisati problemi tecnici, ma (guarda caso) una cosa simile è successa anche a Bologna, per cui viene da pensare che lo scoppiatissimo cantante Mikki Chixx e i suoi degni compari di bisboccia siano piuttosto bravi nel combinare casini. Peccato, perché il loro industrial metal “glitterato” non è così malvagio (vedi l’ultimo album How to spell heroin o il debut Sex.drugs.murder) e perché la presenza scenica davvero non gli manca, anche se certi atteggiamenti da rockstar consumate sono forse un po’ eccessivi nel caso di una band così poco conosciuta.

Difficile invece muovere critiche nei confronti dei Macbeth (il terzultimo gruppo in scaletta…), difatti il loro show è stato adrenalinico e di grande impatto, oltre che efficace e super-dinamico. Nei tre quarti d’ora a loro disposizione i milanesi hanno proposto materiale tratto dal nuovo cd Superangelic hate bringers ma anche dai precedenti lavori, mostrando di non lasciare proprio nulla al caso e di non avere poi molto da invidiare a formazioni gothic metal ben più blasonate. Senza dubbio i cinque hanno tutte le carte in regola per essere considerati un valido “prodotto da esportazione”, e credo che da ora in poi sentiremo sempre più spesso parlare di loro.

Jesus On Extasy

Jesus On Extasy al Dark Fest, Foto di Grendel

Sui goth-glamsters Jesus On Extasy riponevo molte speranze (il debut Holy beauty, uscito lo scorso anno, non mi era affatto dispiaciuto…), ma la loro performance è stata una mezza delusione e non mi ha divertito granché. L’industrial pop metal proposto dai cinque potrebbe risultare alquanto carino in sede live, ma purtroppo alla band manca la potenza, l’impatto scenico e forse anche un po’ di convinzione. In poche parole li ho trovati un tantino acerbi e scontati, inoltre non ho potuto evitare il paragone con i nostrani Dope Stars Inc. (anche perché Grace Khold, ex membro del gruppo romano, ha partecipato al Dark Fest esibendosi proprio come special guest dei JOE), stilisticamente simili ai tedeschi ma molto più bravi on stage, oltre che più smaliziati e coinvolgenti.

E per concludere parliamo degli headliner Katatonia, che a quanto pare vengono assai volentieri in Italia, dove possono contare su un manipolo di fedelissimi che li segue fin dagli esordi. Accolti da un’ovazione, i cinque hanno attaccato con “Consternation” e hanno impiegato un nanosecondo a creare quell’atmosfera speciale che da sempre caratterizza i loro concerti, resi particolarmente efficaci dal mix tra la componente romantico-malinconica delle canzoni e la compattezza del sound. Del resto Jonas Renske e compagni (da segnalare l’assenza di Daniel Liljekvist, sostituito da un altro batterista forse non del tutto all’altezza della situazione…) ci sono andati giù duri fin dall’inizio, proponendo una di seguito all’altra “Ghost of the sun”, “My twin” e “Soil’s song”, già belle su disco ma a dir poco devastanti dal vivo. Decisamente da sballo anche il resto della scaletta, tra l’altro piuttosto corposa visto che gli svedesi hanno suonato per un’ora e mezzo, regalando al pubblico più di una soddisfazione (vedi ad esempio le sublimi versioni di “July” e “Had to leave”) e mostrando ancora una volta di meritarsi l’appellativo di cult-band. Non saranno dei mostri per ciò che riguarda la tecnica, ma il buon Anders “Blakkheim” Nyström e i suoi soci mettono il cuore in ciò che fanno, e questo non glielo può negare nessuno. Il fatto poi che siano degli anti-divi per eccellenza ce li fa apprezzare ancora di più, non per nulla hanno sempre lasciato che la musica parlasse per loro, fregandosene del business e dei suoi annessi e connessi. Anche stavolta hanno mantenuto il famoso “aplomb” nordico, ma devo dire che con gli anni Renske sta diventando sempre più loquace, difatti ha presentato la maggior parte dei brani e nel caso del conclusivo “Murder” ha lanciato l’inaspettato invito “Go crazy!”, ovviamente accolto con grande favore dai fan (che in realtà non volevano sentirsi dire altro, e si sono dati ad uno sfrenato headbanging). Emozioni a non finire insomma, accompagnate dalla consapevolezza che i Katatonia rimangono una garanzia assoluta di coerenza e professionalità.

Le mie considerazioni finali non possono che essere positive quindi, anche perché il Dark Fest si è mostrato all’altezza delle aspettative e la macchina organizzativa ha funzionato bene, con orari scrupolosamente rispettati e la totale assenza di quelle “brutte sorprese” che spesso e volentieri caratterizzano eventi del genere. Riguardo al pubblico, c’è da dire che non si sono visti tantissimi metal-heads in giro, mentre erano parecchio numerosi i cosiddetti “gotici post-moderni”, quelli che ascoltano indifferentemente Manson, i Bauhaus e i Nightwish. L’appuntamento è per le prossime edizioni insomma, sperando in altre giornate piacevoli come questa.

Setlist concerto Katatonia:
Consternation
Ghost of the sun
My twin
Soil’s song
Teargas
Deadhouse
Sweet nurse
Had to leave
Criminals
Deliberation
Follower
Don’t tell a soul
Future of speech
In the white
July
Evidence
Murder

Katatonia

Katatonia al Dark Fest, Foto di Grendel

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