HIM

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Paradise Lost a Firenze, Foto di Grendel

Che gli HIM fossero stelle di prima grandezza della scena gothic-metal (per lo meno dal punto di vista commerciale…) lo si sapeva già da tempo, ma mai avrei immaginato di potermi divertire a un loro concerto, e soprattutto non avrei mai pensato che nel 2008 i Paradise Lost (ritenuti veri e propri precursori del suddetto genere musicale) avrebbero fatto da opening-act (!) durante il loro tour, finendo addirittura con l’essere considerati un inutile riempitivo. Eh sì perché è in questo modo che è andata, con Nick Holmes e compagni a far la parte di quelli troppo “datati” per un pubblico composto in prevalenza da giovanissimi, molti dei quali convinti che certe cose le abbia inventate per primo Ville Valo! Insomma, l’atmosfera era quella di uno show dei Tokio Hotel, anzi forse è più corretto dire dei 30 Seconds To Mars, poiché almeno metà delle persone presenti era lì per strillare in maniera isterica sbavando dietro al belloccio di turno, e non per apprezzare la bravura degli artisti o ascoltare della buona musica.

In realtà i Paradise Lost non hanno fatto molto per ingraziarsi il numeroso pubblico, dando l’impressione di essere alquanto disinteressati al contesto e forse lievemente annoiati. Nei quasi tre quarti d’ora a loro disposizione i cinque di Halifax hanno proposto qualche pezzo dell’ultimo album In requiem e alcuni hit del passato, non riuscendo però a convincere appieno (ad eccezione dei due momenti in cui hanno eseguito “The last time” e “One second”…) e risultando abbastanza piatti e deludenti. Senz’altro le loro canzoni non hanno beneficiato di quella pulizia sonora che ha invece caratterizzato i brani degli headliner, ma è anche vero che un gruppo con vent’anni di carriera alle spalle dovrebbe saper coinvolgere gli spettatori, a maggior ragione se questi ultimi sono in gran parte teen-ager che non hanno mai nemmeno sentito nominare capolavori come GothicShades of God

Riguardo agli HIM devo ammettere di essermi ricreduta, difatti l’unica loro esibizione cui avevo assistito in passato era stata patetica, con un Ville Valo “versione zombie” che a stento si reggeva in piedi e non ce la faceva a cantare, mentre stavolta mi sono trovata davanti una formazione valida, carismatica e consapevole dei propri mezzi. Se poi non ci fossero state le allucinanti urla delle ragazzine a coprire il tutto credo che avrei potuto apprezzare al meglio anche la performance del frontman, apparso molto in forma sia vocalmente che sul piano fisico (che si sia disintossicato?? Di fumare però non ha smesso di sicuro, non per niente durante il concerto si è acceso almeno quattro o cinque sigarette…), mentre degli altri componenti della band mi sono piaciute la compattezza e l’attitudine, dato che è palese la loro (più che lecita) volontà di non svolgere un ruolo da comprimari.

Bella pure la scaletta proposta, basata su diversi brani estratti dal recente Venus doom (mi riferisco a “The kiss of dawn”, “Bleed well”, “Passion’s killing floor” e “Sleepwalking past hope”) ma anche su “evergreen” come “Poison girl”, “The funeral of hearts”, “The sacrament”, “Wings of a butterfly” o la romantica cover “Wicked game”. Difficilmente mi capita di rivalutare del tutto un gruppo, specie se si tratta di gente che è in giro da anni, ma gli HIM sono davvero riusciti a stupirmi, dimostrandosi molto più affidabili e preparati di quanto potessi immaginare, e dando l’impressione di divertirsi ancora a stare sul palco. Per anni sono stati più che altro un fenomeno commerciale privo di sostanza, ma grazie all’ultimo disco e a questo tour hanno dimostrato di aver raggiunto una maturità tale da poter essere presi sul serio e, artisticamente parlando, considerati alla pari di altri mostri sacri della scena gothic metal.

Inutile dire che con un’audience un po’ diversa le cose sarebbero andate persino meglio (mi domando quale opinione gli HIM possano avere del loro “ascoltatore medio”, ma in effetti l’atteggiamento del buon Ville è di per sé abbastanza significativo, visto che dà l’idea di essere un tipo alquanto ironico e furbetto che, più che sentirsi un vero sex-symbol, gioca ad interpretarne il ruolo…), ma da un lato è stato anche divertente sentire i commenti delle fan in delirio (roba tipo “Levati la maglietta, dai levatela!!” o “Non fumare che ti fa male!”) e osservare le mise da “goticoatti post-romantici” di alcuni dei ragazzi presenti. Una bella serata insomma, magari un po’ troppo all’insegna del trend imperante e della mondanità, ma comunque molto soddisfacente…

HIM

HIM a Firenze, Foto di Grendel

Links:

HIM: sito ufficiale

Paradise Lost: sito ufficiale

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