HIV+: We are all haunted houses

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Ver Sacrum I musicisti dell’area industrial, o peggio ancora quelli che si occupano di elettronica sperimentale, sono tutti dei personaggi un po’ particolari, chiusi nel loro mondo fatto di sonorità strampalate e costantemente spinti da un impulso irrefrenabile che li porta ad andare oltre, a cercare nuove vie e possibilità. Tale definizione si adatta molto bene anche a Pedro Peñas Robles (alias HIV+), che con questo nuovo lavoro, il sesto della sua carriera, dimostra di non aver esaurito la vena creativa e di avere ancora voglia di esplorare nuovi terrori. We are all haunted houses è infatti un disco dalle molteplici sfaccettature e contraddistinto da un sound non estremo ma piuttosto intrigante, al quale hanno collaborato una serie di artisti interessanti (mi riferisco soprattutto a Riotmiloo, Bak XIII, Normotone, Lambwool e Tannhauser). Di sorprese, nell’album, ce ne sono parecchie, a partire dalla bella “Cold venus in furs” (che riprende e manipola la celeberrima canzone dei Velvet Underground) e proseguendo con “Herectic waves” e “Havoc 2027”, entrambe fortemente imparentate con l’harsh EBM, e di conseguenza ballabili. Il resto è pura sperimentazione, ma come dicevo in precedenza nel cd non ci sono eccessi, per cui anche ciò che suona bizzarro e un po’ assurdo non è mai qualcosa di insostenibile per l’apparato uditivo dell’ascoltatore, o che potrebbe minacciarne l’equilibrio mentale! Insomma, stavolta non si parla di derive noise o di musica che non può essere definita tale, bensì di episodi curiosi e anche abbastanza diversi l’uno dall’altro. Si tratta ovviamente di una release adatta ai soli appassionati del genere in questione, ma tanto lo sapevate già tutti, vero?

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