Olhon: Underwater Passage

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Ver Sacrum Olhon è il progetto a quattro mani di Massimo Magrini (Bad Sector) e Zairo (Where), nel quale i due si dedicano ad una ambient organica, realizzata tramite field recordings opportunamente rimanipolati in studio. Undewater Passage è la loro terza uscita, dopo Veiovis del 2001 e Sinkhole del 2008. L’acqua è l’elemento che accomuna le tre uscite: Veiovis era stato registrato sott’acqua, nei pressi di alcuni laghi vulcanici, il secondo a Pozzo del Merlo, mentre questo terzo capitolo è stato registrato a dieci chilometri dalla costa di Livorno, attaccando un microfono a contatto a un cavo sottomarino abbandonato. Il disco consta di due lunghe tracce da circa venti minuti l’una, “Underwater Calls I e II”, più due frammenti sonori opportunamente contrassegnati come “Entrance” ed “Exit” come inizio e chiusura del viaggio subacqueo. Com’è facile prevedere, il disco oscilla in quella terra di confine tra l’ambient e il drone, mentre la qualità liquida dei suoni processati da un lato porta alla mente le buie profondità marine, dall’altro, volendo fare un accostamento musicale, alcuni lavori del Lustmord più abissale. Quello che salta molto all’orecchio è la completa estraneità della componente dark, qui non ci sono i suoni catacombali e le frequenze rigorosamente basse che caraterizzano le produzioni di genere, il disco è orientato all’utilizzo di suoni dalla frequenza più alta, come ad esempio nell’ultima parte di “Underwater Calls I”. Come già evidenziato, tutto il disco ha, e non potrebbe essere altrimenti, un particolare connotato liquido; quello che si percepisce ascoltando l’album è proprio il senso della profondità marina, della pressione dell’acqua, delle correnti. È decisamente un percorso musicale intrigante quello intrapreso dai due Olhon, e Undewater Passage è un’uscita preziosa di un’etichetta che raramente sbaglia un colpo.

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