Persephone: Letters to a Stranger

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Ver Sacrum Eccomi alle prese col nuovo parto creativo di Sonja Kraushofer (L’Ame Immortelle) sotto la sigla Persephone. Assai ebbi modo di apprezzare le sonorità delicate ed enigmatiche allo stesso tempo di “Atma-Gyan”, le undici tracce comprendenti Letters to a stranger confermano quanto questa cantante sia dotata, pur non essendo in possesso di una voce che si possa definire unica. Ancora una volta, l’accompagnano Martin Hoefert (degli Janus) ed Holger Wilhelmi al violoncello, Johannes Kramer al doublebass (ed allo stesso violoncello) e John Abdel-Sayed alle percussioni, con l’apporto dell’Orchestra Filarmonica da Camera di Wernigerode ad ampliare lo spettro sonoro di queste composizioni, tutte indulgenti su atmosfere soffuse, misteriose ed eleganti. Se all’epoca del citato “Atma-Gyan” ebbi modo di rintracciare riferimenti a quanto proposto da Goldfrapp, stavolta oserei affermare che l’allora ingombrante a tratti presenza della vamp Alison e del suo fido Will Gregory non si riscontra nei passaggi acustici di “Strange” o di “Stained”, come pure nell’umbratile “Wishful”, piece emanante aromi pungenti di legno inumidito dalle piogge primaverili, in quanto volutamente viene bandita qualsisia tentazione glamour. Brani descrittivi, come le frasi vergate su carta pregna di profumi esotici cosparsi in abbondanza, ed indirizzate a qualche remoto amante, che possiedono un’anima particolare, sovente sofferente, in quanto la minuta calligrafia più volte viene sconvolta dal lento scivolare d’una lagrima, o dal sospirare della scrivente. L’uniformità delle canzoni le rende infine indistinguibili, salvo rare eccezioni (come la cabarettistica e weimeriana “Mean”), le une dalle altre, ma pare proprio un effetto voluto, o tale infine appare all’ascoltatore, come se l’autrice abbia inteso apposta far leva sulle emozioni piùche sui contenuti. E per questo Letters to a stranger infine ha riscosso i miei favori, inducendomi all’abbandono quieto alla bella lettura di qualche pagina, a caso estrapolata da classici che negli anni dell’adolescenza empirono le mie giornate solinghe.

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