The Wombats: A guide to love, loss & desperation

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Ver Sacrum È con una certa preoccupazione che mi apprestavo a recensire questo lavoro dei The Wombats, giovane terzetto di Liverpool con un gusto assurdo in fatto di nomi (in italiano “wombat” significa vombato, che per chi non lo sapesse è un marsupiale simile a un piccolo orso…) e un po’ poca fantasia per ciò che riguarda la musica da proporre. La storia della band è uguale a quella di mille altre: il cantante/chitarrista Matthew Murphy, il batterista Dan Haggis e il bassista di origine norvegese Tord Øverland-Knudsen si sono incontrati ai tempi della scuola, sono diventati famosi grazie a una manciata di singoli di successo e infine hanno pubblicato il loro debut album A guide to love, loss & desperation (in realtà hanno anche un’ulteriore release all’attivo, intitolata Girls, boys and marsupials, ma quest’ultima è uscita solo per il mercato giapponese!!). Per loro sfortuna, però, i tre non hanno il talento di tante altre formazioni britanniche che negli ultimi anni hanno spopolato, ragion per cui l’ascolto del suddetto disco si è rivelato un’esperienza per nulla gratificante o divertente. Non che i nostri non ce l’abbiano messa tutta per cercare di buttar giù canzoni carine e orecchiabili (in qualche caso ci sono pure riusciti, vedi ad esempio le allegre e scanzonate “Let’s dance to Joy Division” e “Kill the director”…), ma in generale il loro sound appare alquanto scontato, e fa pensare che l’era del revival wave/post-punk sia definitivamente tramontata, come del resto già da un po’ si poteva intuire. In questo periodo di grossa crisi dell’industria discografica tutte le etichette, sia grosse che piccole, hanno il brutto vizio di spingere/promuovere gruppi dalle discutibili qualità, ma mi pare che nel caso degli Wombats si sia quasi arrivati a raschiare il fondo del barile. Un cd più che perdibile insomma, anche per chi è particolarmente appassionato di brit-pop e affini.

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