Turisas: The varangian way

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Ver Sacrum Questo mese ho deciso di andare a ripescare alcuni cd che, per un motivo o per un altro, non avevo avuto modo di recensire al momento dell’uscita, ma che non meritavano proprio di essere ignorati. Uno è sicuramente The varangian way dei Turisas, formazione scandinava che ha fatto molto parlare di sé a causa degli improponibili costumi indossati durante i concerti e nelle foto promozionali (in pratica i sei si vestono come i loro antenati vichinghi in pieno inverno, ossia con indumenti di pelliccia!), ma che oltre a ciò ha parecchio da offrire. Insomma, non sempre la pacchianeria è fine a sé stessa, e nonostante l’immagine del gruppo sia al limite del ridicolo quest’ultimo ha diverse frecce nel suo arco e delle idee niente male, peraltro sviluppate nel migliore dei modi. Sentendo l’album (un concept basato sulle vicende dei popoli del Nord Europa che, tra il nono e l’undicesimo secolo d.C., viaggiarono verso est in direzione di Kiev e Costantinopoli) si ha l’impressione che la band abbia saputo miscelare al meglio vari sottogeneri metal, creando un ibrido assai particolare e sfizioso. Il paragone più immediato è quello con i Rhapsody of Fire, ma ad ogni ascolto si possono notare nuovi dettagli e tante piccole sfumature di questo cd a dir poco unico, vero e proprio calderone di stili che vanno dal folk all’epic passando per il black, il progressive e il symphonic metal. Di certo Mathias Nygård e compagni devono molto al gruppo di Luca Turilli, ma in generale i loro brani sono meno raffinati e un po’ più aggressivi di quelli degli italiani, specie se si considerano le influenze derivanti dal filone viking (vedi ad esempio il pomposissimo “A portage to the unknown”, assolutamente simile a certe cose dei ROF nella struttura e nell’uso dei cori, ma infarcito pure di riferimenti al black oltranzista). Davvero belle e varie le vocals, gradevoli sia nella versione “brutal” che in quella (assai più presente) pulita, ma in generale i Turisas sono anche degli ottimi musicisti, cui non manca né il gusto né il senso della misura. Una formazione da dieci e lode insomma, autrice di uno dei dischi più interessanti del 2007.

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