AVATAR

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A dispetto della giovanissima età, gli Avatar hanno idee molto chiare e soprattutto una determinazione fuori dal comune, che li ha portati a raggiungere buoni risultati sia per quanto riguarda la produzione discografica (all’attivo hanno già due album, il debut “Thoughts of no tomorrow” e il recente “Schlacht”…), sia per ciò che concerne il livello di popolarità raggiunto. L’appartenenza alla scena melodic death svedese li rende particolarmente graditi agli appassionati di metal estremo, ma all’aggressività del sound proposto fanno da contraltare i modi cordiali e la socievolezza dei componenti della band, qui ben rappresentati dal simpatico cantante Johannes Eckerstršm. Lascio a lui la parola quindi, certa che la sua carica e il suo entusiasmo metteranno di buon umore anche voi…

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AVATAR, Photo Ola Bergman © www.avatar.net

Che tipo di aspettative avevate prima di pubblicare il vostro secondo disco, uscito pochi mesi fa? Immagino che, oggi come oggi, la strada non sia facile per un gruppo alle prime armi: voi come siete riusciti ad emergere dall’underground, e a fare il cosiddetto salto di qualità?

Più che altro speravamo che la gente potesse apprezzare la “robaccia” che facciamo!! Noi, dal canto nostro, abbiamo messo l’anima in questo disco, facendo davvero tanti sacrifici per realizzarlo. Mi pare che sempre più persone stiano scoprendo la musica degli Avatar, ma continueremo a fare di tutto per allargare ulteriormente il nostro fanbase, lavorando sodo e cercando di proporre qualcosa che valga veramente la pena ascoltare. Credo comunque che la nostra storia e gli sforzi che stiamo facendo siano simili a quelli di tutte le rock’n’roll band, ed è consolante sapere che anche per gruppi stra-affermati come i Metallica gli inizi sono stati assai difficili…

Durante il processo di composizione mettete musica e testi sullo stesso piano, oppure date maggior importanza alla prima?

Se lo chiedessi a ognuno di noi cinque le risposte sarebbero, ovviamente, tutte diverse tra loro. Io, essendo il cantante del gruppo, posso dirti che attribuisco grande importanza ai testi, e credo che il processo creativo dal quale essi hanno origine sia importante quanto lo scrivere musica. C’è poi da considerare la questione anche da un altro punto di vista, penso infatti che le parti cantate, per certi versi, contribuiscano a rendere più personale il sound. Le scream-vocals, ad esempio, possono essere considerate come un’aggiunta alla componente ritmica di un pezzo, ed ovviamente in tutto questo anche i testi rivestono un ruolo fondamentale.

Immagina che qualcuno stia ascoltando gli Avatar per la prima volta in vita sua: riesci a immaginare le sensazioni che potrebbe provare?

Ognuno ha i suoi gusti e il suo modo di interpretare la musica, per cui è un po’ difficile dire quale potrebbe essere la reazione. Spero che la gente capisca che siamo sì appassionati di metal e hard-rock, ma anche desiderosi di esplorare nuovi territori e di proporre sonorità moderne. In realtà non ci riteniamo una vera e propria death metal band e non siamo così estremi come, che so, gli Strapping Young Lad o i Cryptopsy, ma ci piacerebbe che le persone apprezzassero la potenza, la velocità e la varietà del nostro sound, oltre al fatto che cerchiamo sempre di mettere in primo piano la componente melodica. Mi auguro proprio che, ascoltandoci, pensino qualcosa tipo: “Oh Dio, questi ragazzi sono eccezionali!”.

La cover di “Schlacht” è davvero bella, e mi ha ricordato certi lavori di Dave McKean (celebre autore di fumetti, illustratore, regista e fotografo britannico, che ha collaborato molto spesso con Neil Gaiman…). A prima vista sembra presa da un libro per bambini, ma se la osservi con attenzione ti accorgi che raffigura qualcosa di spaventoso. Ci puoi dire com’è stata concepita?

L’artwork per la copertina è stato realizzato da mio cugino Phillip von Preuschen, che ha un grande talento per il disegno e la pittura. Tempo fa mostrai al resto del gruppo alcuni fumetti da lui disegnati, e da allora abbiamo sempre utilizzato quel tipo di soggetti per le cover dei nostri dischi. Stavolta, avendo deciso di chiamare l’album “Schlacht” (che in tedesco significa sia “macellazione” che “battaglia”…), avevamo bisogno di un’immagine che comunicasse i vari significati legati a tale parola. La titletrack del cd fa riferimento al fatto che la società odierna tende a disumanizzare le persone, a considerarle come oggetti e non come esseri che hanno un’anima. Nel testo dico che ci trattano come “bestie da macello”, e qui la metafora è addirittura doppia perché io, essendo vegetariano, considero la cosa ancor più terribile! Ho immaginato che la ragazzina raffigurata nella cover fosse fuori dal mattatoio, con lo sguardo triste e attonito perché sta assistendo a una carneficina, ma sullo sfondo si possono anche notare alcuni cadaveri appesi a dei ganci, sparsi attorno all’edifico. Il titolo del disco e la copertina sono una vera e propria dichiarazione d’intenti: “Total fucking schlacht” significa passione, bellezza e innocenza, ma anche abiezione e degrado morale.

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AVATAR, Photo Amanda Skäär © www.avatar.net

Quali sono le cose più assurde o divertenti che vi sono capitate dall’inizio della vostra carriera ad oggi, e quali invece le più brutte?

Essere in una band significa ritrovarsi molto spesso in situazioni particolari e bizzarre. Ci è successo di tutto, dalla rottura del tour bus agli incontri con gente strana nei posti dove suonavamo, ma ricordo anche auto piccolissime nelle quali venivamo caricati sia noi che il nostro equipaggiamento, e dove ci sentivamo come in una scatola di sardine… La lista è molto lunga e sinceramente non saprei dire quale sia la cosa più assurda che ci è successa, ma di sicuro tutte queste esperienze mi sono piaciute un casino!! Riguardo a quelle negative, mi vengono in mente più che altro i momenti di tensione all’interno del gruppo, anche se in realtà tali conflitti ci hanno insegnato molto e hanno rafforzato la nostra amicizia, che adesso è più forte che mai.

All’inizio dell’anno siete stati in tour con Obituary e Holy Moses, due formazioni di grande esperienza che però propongono generi piuttosto diversi da quello cui siete dediti. Qual è stata la reazione del pubblico nei vostri confronti, visto che eravate l’opening-act? In generale vi piace esibirvi dal vivo?

Partecipare a quel tour è stata una bella esperienza perché entrambi i gruppi sono formati da persone eccezionali (gli Obituary, pur essendo gli headliner, sono stati davvero generosi con noi e ci hanno tenuto in grande considerazione…), e poi perché ci siamo divertiti un mondo. I loro fan reagivano bene quando ci esibivamo, ma anche a noi la cosa piaceva perché suonare dal vivo è l’aspetto più gratificante dell’essere in una band. Fare il musicista significa intrattenere il pubblico e a noi diverte molto farlo, inoltre io adoro scrivere canzoni e osservare le reazioni di coloro che le ascoltano.

Avendo assistito a una vostra recente esibizione, ho notato che avete un modo di fare molto amichevole nei confronti dei fan e che passate parecchio tempo a parlare con loro, sia prima che dopo il concerto. L’impressione è che ci teniate particolarmente a questo tipo di interazione, giusto?

I nostri fan sono sempre molto amichevoli ed è bello divertirci assieme a loro, o partecipare ai parties che organizzano per noi! La gente spende un sacco di soldi per venirci a vedere, perciò cerchiamo di ripagarla nel miglior modo possibile.

Riesci a immaginare come saranno gli Avatar tra dieci anni?

Se la nostra amicizia rimarrà intatta, credo non ci saranno limiti a ciò che potremo fare. L’intenzione che abbiamo è di andare avanti così per tutta la vita!

Cos’è la musica per voi? Semplicemente il mezzo più veloce per guadagnare un po’ di soldi, oppure una sorta di ribellione nei confronti della società, o magari la vostra più grande passione?

Suonare in una metal band è senz’altro un ottimo modo per guadagnare dei soldi, ma se li avessi voluti fare velocemente allora sarei diventato uno spacciatore! In realtà ciò che ci fa andare avanti è la passione per la musica, che oltretutto ci ha permesso di vivere esperienze che mai avremmo potuto immaginare. La musica ci fa sentire vivi e ci fa stare bene: io ho cominciato fin da bambino a scrivere canzoni, ma anche negli altri ragazzi del gruppo l’interesse verso questo tipo di cose è nato in maniera molto istintiva.

Se gli Avatar non esistessero, di quale altra formazione faresti parte?

Non so, non ne ho proprio idea. Ci sono talmente tante cose che mi piacerebbe fare che è difficile dirlo, ma credo che tutto dipenderebbe dalle altre persone con cui mi troverei a lavorare…

C’è qualcosa che vorresti dire ai vostri fan italiani? Visto che di recente avete suonato sia da queste parti che in varie nazioni europee, sarei curiosa di sapere se trovi delle differenze tra “noi” e quelli che vivono altrove…

L’Italia è un posto davvero speciale, che conosco molto bene: mia zia abita lì e i miei cugini sono italiani, per cui mi è capitato spesso di andare in vacanza da loro. In linea generale i fan che vivono nei paesi del sud dell’Europa sono fantastici, perché vivono l’esperienza del concerto in maniera molto intensa. A tutti loro dico: “Grazie per essere come siete, spero che ci rivedremo presto!”

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AVATAR, Photo Amanda Skäär © www.avatar.net

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