Aa.Vv.: Bats From Europe - Volume # 1

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Ver Sacrum Dalla collaborazione tra la statunitense Thin Man Entertainment e la nostrana Ascension Promotions (di Alex Daniele e Silvia Restelli) è nata quest’interessante compilation che raccoglie il meglio del death rock europeo, e in cui compaiono sia brani inediti, sia pezzi già conosciuti (ma spesso riproposti in versione diversa dall’originale). L’inizio è di quelli col botto, tocca infatti ai The Last Days Of Jesus aprire le danze con la loro divertente e “garagissima” “Zombie”, subito seguita dai ritmi orecchiabili di “A faceless photo” degli All Gone Dead (una delle mie canzoni preferite tra le sedici incluse!) e dal glam-goth di “Holy nation” di Scarlet & The Spooky Spiders. Dalla quarta traccia in poi c’è un cambio di rotta verso sonorità più oscure e per certi versi “tradizionali”, vedi i contributi di Ordeal By Fire, Solemn Novena e Bloody Dead & Sexy. Con “Bichos” dei Quidam la situazione cambia sensibilmente poiché la bizzarra band spagnola, pur rimanendo fedele a certi stilemi, mostra di propendere verso la sperimentazione (le vocals e le risate sguaiate della cantante ne sono la prova…), mentre la più canonica “Young recruits” dei Chants Of Maldoror farà la gioia di tutti gli amanti del genere batcave “duro e puro”. La nona track è l’intrigante e dinamica “Ite missa est” dei Deadchovsky (da apprezzare non solo perché è un ottimo esempio di death rock evoluto, ma anche per l’ottimo sound che la caratterizza…), seguita da “Hiding face” di Bahntier (tra tutti l’unico nome che con il gothic c’entra poco o nulla, ma che comunque non sfigura mai in nessun contesto) e da “Babylon” di Chris Reed Unit (l’ex cantante dei Red Lorry Yellow Lorry…), sorta di acoustic-song che però non riesce a lasciare il segno. Con i Voices Of Masada è tutto un tripudio di atmosfere goth rock, mentre i suoni corposi di “The lovers delight” dei Catastrophe Ballet piaceranno a chi predilige le produzioni super-curate e professionali. I redivivi Thanatos ci propongono sonorità claustrofobiche e minimali, ma è subito dopo di loro che troviamo uno degli episodi migliori della compilation, ossia lo spettrale e rockeggiante “Bare your claws” dei francesi Eat Your Make Up. A chiudere arriva il post-punk di “I am a horse” dei veterani Ausgang, degno finale di una raccolta che risulterà molto utile e gradita sia ai neofiti, sia a chi desidera approfondire la conoscenza dei generi sopracitati.

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