Covenant

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Covenant a Roma, Foto di Softblackstar

Roma, si sa, negli anni ha sempre cercato di portarsi al livello delle altre capitali europee più evolute. La serata di ieri è stata l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto è in ritardo rispetto agli altri paesi. A causa della difficoltà a trovare un parcheggio, arrivo poco prima delle 11.00 al Big Bang, e mi metto diligentemente in fila all’entrata. Subito mi rendo conto che c’è qualcosa che non va, la fila è troppo lunga, fuori c’è troppa gente. Dopo qualche minuto scopro il mistero: qualche furbastro dell’organizzazione ha deciso che per entrare c’è bisogno della tessera (2€ in più sul prezzo del biglietto), e che per richiedere la tessera bisogna compilare un complesso modulo al quale manca solo il campo per la dichiarazione dei redditi. Risultato? Entrano tre persone alla volta, che impiegano circa 5 minuti a testa tra modulo e tessera. Fuori intanto la gente inizia a lamentarsi per l’inutile attesa. Riuscirò a entrare solo a mezzanotte, quando qualcuno dell’organizzazione rinsavisce e con un colpo di genio si rende conto che così facendo prima delle 3 non si va da nessuna parte. Una volta entrato, la magra consolazione è la consumazione gratuita, pagata essenzialmente con i 2€ della tessera.

La scelta del Big Bang a modo suo è azzeccata, il locale è grande ed è perfettamente in grado di accogliere il buon numero di persone accorse anche da fuori Roma per vedere i Covenant. Cosa non da poco, l’ambiente è climatizzato e non si muore dal caldo come la stragrande maggioranza dei locali di Roma. Dentro, però, parte la seconda fase dell’attesa. Non paghi di aver fatto aspettare la gente in fila anche per un’ora e mezzo, il concerto inizia con un ritardo folle. Joakim Montelius e Eskil Simonsson infatti salgono sul palco poco prima dell’una di notte, quando cioè il concerto dovrebbe essere già finito. Come se non bastasse, pare essere partita la nuova moda di sparare il fumo direttamente in faccia al pubblico e non sul palco, come già successo con i Camerata Mediolanense. Così chi si trovava in prima fila oltre all’attesa ha anche dovuto subire la sgradevole nuvola bianca che ad intervalli regolari sbucava col suo fastidioso carico intossicante.

E finalmente inizia il concerto. Set minimale, Montelius alle macchine e Simonsson alla voce, e nient’altro. L’inizio è abbastanza noioso, e sono sempre più perplesso di fronte a quello che poco ha di diverso da un karaoke. Poi, piano piano, Simonsson inizia a scaldarsi e a coinvolgere di più. Quando ci si trova di fronte a concerti di questo tipo, l’unico in grado di evitare la noia assoluta è il frontman, a cui è deputato il gravoso compito di tenere alto il livello emozionale del pubblico.

Quello che più traspare è la gioia dei due di trovarsi a Roma e di suonare in Italia, e probabilmente è proprio questa sincerità di fondo che dà la spinta fondamentale alla riuscita della serata. Così, tra un imbarazzante italiano da depliant turistico, commenti sul cibo, le ragazze e altre amenità, Joakim e Eskil snocciolano tutti i brani che ci si aspettava di ascoltare in un concerto dei Covenant, con qualche sorpresa come “Theremin”, dal primo album Dreams Of A Cryotank. Il pubblico è entusiasta, e canta a squarciagola tutte le hit più famose. Ben due i bis, richiesti a gran voce dal pubblico, al quale i due rispondono con energia e una certa soddisfazione.

Nonostante l’inizio non proprio esaltante, i due Covenant riescono nell’intento, portando a casa un concerto ben riuscito, nonostante non si possa neanche parlare di chissà quale evento. Pollice verso senza appello per gli organizzatori. Spero si mettano una mano sulla coscienza e che per i prossimi concerti ci sia appunto quello che manca: organizzazione.

Setlist:
Monochrome
Bullet
20 Hz
I Am
Come
Figurehead
Sweet & Salty
Invisible & Silent
The Men
We Stand Alone
Stalker
Call The Ships To Port
Ritual Noise
Happy Man
Dead Stars

Theremin
Wall Of Sound

One World One Sky

Covenant a Roma, Foto di Softblackstar

Links:

Covenant: sito ufficiale

Covenant @ MySpace

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