Genghis Tron: Board up the house

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Ver Sacrum Ancora non mi ero ripresa dallo shock post-concerto dei Dillinger Escape Plan quando mi è capitato di ascoltare per la prima volta il disco di questi Genghis Tron, altri pazzi furiosi “made in Relapse” e dediti a un sound a dir poco bizzarro e originale. I tre ragazzi americani, capitanati dal cantante/tastierista Mookie Singerman, si sono guadagnati l’appellativo di “cybergrind band” a causa del particolarissimo mix che propongono, e con il nuovo Board up the house si apprestano a conquistare schiere di fan tra gli appassionati di musica estrema e sperimentale. Per la verità non è facile descrivere il guazzabuglio sonoro che caratterizza il cd: da un lato ci sono sfuriate death-grind di una cattiveria inaudita, capaci di far male anche al metallaro più smaliziato, dall’altro invece troviamo elettronica minimale, industrial e soprattutto IDM, che uniti agli stili citati in precedenza danno vita a brani un po’ strani ma piacevoli, dinamici ma non così difficili da digerire. Il merito dei Genghis Tron è infatti quello di aver saputo trovare una giusta via di mezzo: le loro composizioni non hanno nulla di scontato ma per fortuna sono abbastanza dirette e immediate, inoltre alternano spesso parti ultra-aggressive a momenti soft e rilassanti, vedi ad esempio l’ottima “I won’t come back alive” (dove l’avvicendamento tra suoni eterei e pesanti è, a mio parere, molto ben riuscito…) o la spiazzante “City on a hill”, all’interno della quale troverete i passaggi più incredibili e inaspettati (la partenza è quella di un ignorantissimo pezzo hardcore, ma verso la fine le atmosfere si fanno addirittura rarefatte e delicate). Di sicuro il terzetto ha grandi capacità compositivo/esecutive (se così non fosse un lavoro del genere non sarebbe stato in grado di concepirlo!) e, come già dicevo, ha il senso della misura e tante altre qualità, per cui c’è da scommettere che ne risentiremo parlare molto presto…

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