Saratan: The cult of Vermin

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Ver Sacrum Definiti a ragione the next big thing partorita dal fertile underground polacco, i Saratan esordiscono su ciddì con The cult of Vermin, ed una volta tanto, proclami sovente vuoti e non seguiti da conferme trovano ragione negli undici pezzi confezionati dal quartetto, devoto discepolo del thrash più intransigente. “Future is grim” e “Path of mistakes” costituiscono la mortifera doppietta iniziale, un sound tellurico e tritaossa, devastante nei suoi poderosi rallentamenti doomish e corroborato da un chitarrismo intenso (Adam Augustynski e Slawek Kawa). Il cantato rabbioso del bassista Jarek Niemiec si dimostra assolutamente adatto al contesto, mentre Wiktor Niemiec col suo batterismo essenziale bada a fornire ai suoi colleghi la giusta spinta ritmica, sulla quale imbastire una sequela di riff stordenti (nel dicembre dello scorso anno ruolo di skin-beater è stato attribuito alla new entry Michal Drozdowski). Una cosa è certa: i Saratan non temono assolutamente d’apparire demodè, rifacendosi in toto alla old school del genere, eppure “Illness we preach” e più d’un altro episodio di TcoV suonano freschi, meritandosi l’approvazione anche di chi non proprio è un trash-addicted. Belle fughe delle sei corde, sorprendenti intarsi etnici (“Cancer of the earth”), brani ben strutturati (gli inserti goth di “Satanic Verses”) pur trattandosi di un’opera prima, questo disco si dimostra già sufficientemente maturo e pronto per il confronto col mercato. D’altronde, la Polonia vanta band di valore quali Decapitated, Behemot e Vader, ed i novelli Saratan non fanno altro che confermare la bontà di quella scena. Essenziale l’artwork, la produzione si attesta su buoni livelli.

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