Cybercide

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Che il panorama elettro sia sovraffollato non è una novità, eppure è molto raro imbattersi in gruppi provenienti dal Regno Unito. Un paio d’anni fa in redazione arriva Adrenalin, album di tali Cybercide, duo di stanza sull’altra sponda della Manica e che sin dal primo ascolto si rivela, pur senza far gridare al miracolo, interessante e gradevole; un sound decisamente riconducibile al filone “future-pop” che proprio nei britannici VNV Nation ha avuto i suoi fondatori nonché la sua massima forma d’espressione. Sulla scia delle buone recensioni (compresa la nostra ovviamente) raccolte da quel disco e della loro prima performance in Italia lo scorso febbraio andiamo a conoscere meglio questa band.

Cybercide

Cybercide © www.cybercide.org

Iniziamo con una domanda classica. Quando e come avete formato i Cybercide. Avete militato in altre bands in precedenza?

Rob: Ciao! Eddie ha fatto parte dei Revolution by Night e dei Voices of Masada, mentre io ho suonato negli Orchestras. In pratica ci siamo formati quando Eddie ed io ci incontrammo in un club, mi disse che gli piaceva la mia immagine e mi chiese se sapevo suonare qualche strumento. Gli risposi che potevo suonare la batteria ma lui mi disse che non era quello di cui aveva bisogno: così io aggiunsi che suonavo il piano da quando avevo 4 anni al che mi rispose: “Eccellente! Ti andrebbe di suonare le tastiere?”

Il vostro sound risente innegabilmente della “lezione” dei maestri VNV Nation. Quanto questo accostamento vi lusinga e quanto vi infastidisce?

Eddie: Credo che vi siano alcune somiglianze: il nostro produttore in passato ha lavorato con i VNV Nation e talvolta il nostro sound si rifà a strutture similari (che d’altra parte non sono così rare: io stesso le ho usate molto spesso in altre bands). La similitudine principale è data dal tipo di sintetizzatore che usiamo, l’Access Virus Synth, che ha un suono molto caratteristico. D’altra parte fu Ronan stesso a consigliarmi di acquistarne uno nel 2000. Se cambiassimo synth penso che anche la nostra presunta somiglianza finirebbe. Secondo me abbiamo più similitudini con bands come Mission e Fields of the Nephilim e forse pure gli Scooter, piuttosto che con i VNV Nation, ma il fatto che la gente ci paragoni a loro è per noi un complimento.

Oltre a voi tra le bands che più spesso vengono accostate ai VNV Nation ci sono gli Angels & Agony ed i Pride and Fall. Cosa pensate di questi gruppi?

Rob: Beh, gli Angels and Agony sono stati prodotti da Ronan Harris, perciò mi sarei sorpreso se il loro sound non fosse stato simile a quello dei VNV Nation.

Eddie:I Pride and Fall sono bravi: ci era stato detto che gli somigliavamo, così ci siamo procurati i loro dischi per sentire com’erano. A nostro avviso hanno un modo totalmente diverso dal nostro di scrivere musica e quindi pensiamo di avere veramente poco o nulla in comune con loro, il che significa che abbiamo un nostro spazio personale nella scena.

Il vostro album Adrenalin è molto piacevole e fu favorevolmente recensito su questo sito. Che tipo di riscontri ha avuto questo disco? Ne siete soddisfatti?

Eddie: Abbiamo ricevuto responsi molto positivi ed è stato davvero meraviglioso cominciare qualcosa di nuovo e aver avuto subito dei buoni riscontri. Ad ogni modo le vere recensioni avvengono nei dancefloor dei clubs. L’unico problema ora è fare in modo che il nuovo album sia all’altezza delle aspettative.

Siete già al lavoro su un nuovo album? Le sonorità saranno ancora riconducibili al cosiddetto “future-pop”?

Rob: Sì, siamo al lavoro sul prossimo album, il cui titolo potrebbe essere SignalsProtect Your Hardware. Il sound sarà ancora future-pop/EBM, ma arricchito da elementi meno convenzionali: vogliamo crescere musicalmente. Sto anche cercando di convincere Eddie ad introdurre alcuni elementi “unplugged” nei nostri dischi, visto che entrambi suoniamo “veramente” i nostri strumenti. E’ da un po’ che ci sto pensando, quindi state con occhi ed orecchie aperti.

Nel vostro sito si legge “Non stiamo cercando di essere pionieri di uno stile musicale, vogliamo solo suonare della musica che sia accessibile”. Perché questa volontà a priori di non tentare strade nuove? C’è ancora qualcuno secondo voi che fa cose innovative?

Eddie: Non credo sia attualmente possibile scrivere niente di nuovo all’interno della musica occidentale; non c’è più niente da inventare, ma è possibile usare in maniera diversa cose già esistenti. Nella nostra tradizione abbiamo certe scale ben definite e la musica basata sulla melodia deve per forza usarle o altrimenti non funziona. Riguardo al non volere essere pionieri, significa semplicemente che vogliamo fare la musica che ci piace ovvero quella che era popolare alla fine degli anni novanta: perciò potremmo anche tentare idee diverse ma vogliamo suonare EBM. E’ divertente ed è ciò che ci piace.

Rob: Esattamente. Gruppi come VNV e Apoptygma non fanno più questo tipo di musica, ma è ancora popolare: perchè dovrebbero essere gli unici ad aver tentato queste strade? E’ un genere che ha ancora molto da offrire e molte nuove idee sono ancora da esplorare: guarda solo al successo di gruppi come Pride and Fall, Colony 5, ecc… per rendertene conto. Va ricordato che se noi non stiamo facendo ora musica diversa non significa che non tenteremo mai cose nuove: non vogliamo però abbandonare qualcosa semplicemente perchè suona vagamente simile ad uno stile che fanno anche altri. Questo è un punto di vista molto limitato ma con cui sfortunatamente ci siamo scontrati di tanto in tanto.

Come nasce una vostra canzone normalmente? I testi sono per voi importanti o sono solo un accessorio della musica?

Eddie: La musica viene per prima e cerchiamo di comporre la canzone nel modo più completo possibile: quindi cerchiamo di visualizzare in parole ciò che la musica ci dice. Scriviamo a questo punto i testi e poi modifichiamo di nuovo la musica per adattarla alle parole, in modo che la canzone abbia un “feeling” più forte. I testi sono la parte più importante delle canzoni e per questo sono anche la cosa più difficile da scrivere.

Rob: I testi ed in parte minore le melodie vocali hanno una grossa importanza nel segreto del nostro successo fino ad ora. Non capita spesso di sentire la gente canticchiare un motivo e indovinare subito cos’è, ma se canti la linea vocale di una canzone la gente la riconosce immediatamente.

L’Inghilterra è stata indubbiamente la culla di tanti movimenti musicali, tra cui il gothic. La scena elettro-EBM invece non ha saputo generare così tante bands interessanti. Secondo voi perché? Ci sono dei nuovi gruppi che ci vorreste segnalare?

Eddie: Che l’Inghilterra sia la culla di diversi stili è vero fino ad un certo punto: l’EBM arriva dalla Germania e dal Benelux, quindi credo che questi siano i Paesi in cui il genere si è maggiormente sviluppato. Il Regno Unito ha avuto veramente poco successo con la scena elettronica “alternativa” ma, anche se poche, ci sono buone bands anche qui. I Modulate sono probabilmente il gruppo che si sta mettendo maggiormente in evidenza al momento e recentemente sono stati in tour con VNV Nation e Combichrist.

Cybercide

Cybercide © www.cybercide.org

Com’è il vostro rapporto con i concerti? Vi piace suonare dal vivo o preferite lavorare in studio?

Rob: Amiamo suonare dal vivo, viviamo per questo! Facciamo molte prove per far sì che i nostri concerti siano qualcosa da ricordare. Non c’è niente che possa essere paragonato al feeling di un concerto, tanto per la band quanto per il pubblico. Io amo particolarmente i rischi che comporta suonare dal vivo le tastiere invece di far finta e basta. Ogni concerto poi è sempre diverso dall’altro, a differenza di una registrazione che suona sempre allo stesso modo.
Eddie: E’ bello, ti dà l’occasione di suonare in prima persona la tua musica anziché sentirla proposta da un DJ. Poi puoi vedere la reazione del pubblico, coinvolgerlo nella performance: c’è una fusione tra musica ed atmosfera.
Rob: Ancora di più quando Eddie va fuori di testa ed inizia a lanciare preservativi e lattine di Redbull al pubblico!

Fino ad ora avete tenuto concerti quasi esclusivamente in Gran Bretagna mentre quest’anno avete suonato in Italia per la prima volta (esattamente a Bologna il 1 febbraio scorso): che impressioni avete avuto da questo concerto?

Eddie: Il concerto di Bologna è stato incredibile: c’era un’atmosfera molto amichevole ed abbiamo avuto una buona risposta dal pubblico. E’ stato bello incontrare così tanta gente che ci ha sostenuto via Internet, come Luca di Elettroworld. Abbiamo notato che in Italia la gente generalmente non va a vedere un concerto se non conosce già la band, preferendo serate con i DJ in cui si può ballare. Eravamo perciò un po’ spaventati dalla possibilità di suonare davanti ad una pista vuota, ma invece le cose sono andate in maniera diversa e c’era parecchia gente davanti a noi.

Rob: E’ stata veramente una bella serata, abbiamo conosciuto nuovi amici e bevuto molto con loro. Anche la musica suonata nel club era piacevole e ho passato buona parte della serata a ballare come un matto.

Eddie, tra l’altro tu frequenti l’Italia molto spesso. Che impressioni hai avuto in generale della scena goth-electro italiana e quali sono secondo te le differenze maggiori con quella britannica?

Eddie: E’ una domanda difficile visto che vengo in Italia solo per divertimento, ma non ho notato grosse differenze tra le scene. Da quanto ho visto in Italia il power-noise e l’harsh industrial sono più popolari di quanto non siano nel Regno Unito, ma c’è anche un piccolo spazio per la trance, il future-pop e l’EBM… questo almeno è quanto abbiamo dedotto dalla nostra serata al Decadence.

Eddie tu hai suonato per molto tempo con band più propriamente goth, come i Revolution By Night (prima fase) e i Voices of Masada. Come hai avuto questa “conversione” per l’elettronica?

Eddie: Volevo tentare qualcosa di nuovo: avevo acquistato dei sintetizzatori e volevo provare a fare musica con uno stile differente. Tuttora compongo con la chitarra e poi chiedo a Rob di tradurre queste parti puramente “gothic” in linee di synth con la tastiera. Penso che il punto di svolta sia stato quando ascoltai un remix di una vecchia canzone e questo mi fece capire che una melodia è sempre una melodia a prescindere dal tipo di strumento con cui scegli di suonarla.

Ancora per Eddie: con i Voices of Masada hai suonato tra l’altro anche in Italia (una tua foto live compare su questo sito). Che ricordo hai dell’esperienza con questa band (e in particolare di quei concerti in Italia)?

Eddie: Ripensando al concerto di Prato, credo che quello sia stato il mio punto più alto con i Voices of Masada. Mi ricordo il viaggio da Senigallia a Prato quel giorno: ero veramente eccitato e ho composto un sacco di nuove cose con la mia chitarra sul treno. Mi ricordo anche grandi bevute di gin con chiunque nel backstage, mentre cercavo di familiarizzare con il dialetto locale. Ad ogni modo, quel concerto è uno dei miei preferiti assieme a quello tenuto all’Eurorock 1999.

Il periodo passato nei Voices hmmm … Speravo che non mi poneste questa domanda… I miei ricordi di quei tempi non sono felici. C’erano molte brutte cose sulle quali non voglio soffermarmi: dopo che me ne andai un individuo all’interno della band si rifiutò persino di farmi avere le foto di quando stavo con loro, tanto per girare ulteriormente il coltello nella piaga. Così, mi ha fatto veramente piacere ritrovare quelle immagini sul vostro sito web.

Non penso comunque che tutto il tempo passato coi Voices of Masada sia da buttare: penso che sia stato un passo necessario che dovevo intraprendere per arrivare dove sono ora. Sono tuttora in contatto con Rob e stiamo anche collaborando di nuovo, mentre non ho più rapporti con Danny.

Una domanda personale per chiudere questa intervista: qual’è per voi il disco preferito e il concerto migliore a cui avete assistito in vita vostra (non potete citare Adrenalin o i vostri tour però…)?

Eddie: Album preferiti: probabilmente Elizium dei Fields of the Nephilim o Ave Dementia dei Marionettes. Miglior concerto: Sisters of Mercy in un piccolo club di Leeds con ingresso gratuito, nel luglio 2005. Fu bello vedere una vera rockstar tornare a casa e suonare gratis per tutti i suoi supporter.

Rob: Intrigante domanda. In quanto musicista sono molto esigente: ci sono troppe bands là fuori che si limitano a stare dietro un laptop e a fare i mimi. Il mio concerto preferito è stato forse quello dei Grendel al Dark City Festival di Edimburgo; non ero un loro grande fan, ma l’energia che crearono con la loro performance fu notevole e mi coinvolse completamente. Veramente difficile scegliere degli album, me ne piacciono troppi… Questa settimana ho ascoltato sopratutto Labyrinth dei Juno Reactor, Colonisationdei Colony 5 e 40oz To Freedom dei Sublime.

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