Nine Inch Nails: The Slip

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Ver Sacrum Non avevamo ancora familiarizzato completamente con Ghosts I-IV, la monumentale raccolta di brani strumentali dei NIN, che a pochissimi mesi di distanza esce questo The Slip, ovvero un nuovo album del progetto di Trent Reznor. Il brevissimo tempo intercorso tra le due uscite, soprattutto paragonato alle attese interminabili a cui Reznor ci aveva abituato nel passato, sorprende e fa pensare che in fondo The Slip sia stata un po’ una “sveltina”, un lavoro buttato giù di corsa nell’entusiasmo di far ascoltare ai fan americani del materiale nuovo durante l’ormai imminente tour dei NIN (che d’altra parte non potrà essere costruito sullo sperimentale Ghosts). L’ascolto del CD, soprattutto le prime volte, conferma questa tesi, ma approfondendo la conoscenza dell’album emergono tutti i suoi punti di forza. Da una parte infatti Reznor pigia il pedale dell’acceleratore per proporre dei brani di forte impostazione rock, che tentano un bilanciamento tra le sonorità alternativo-rumoristiche e l’approccio radiofonico da FM americana: escludendo l’intro strumentale i primi brani del disco seguono questa impostazione, in particolare “Discipline” che è senz’altro il brano più catchy e addirittura ballabile della collezione. Non sono dei pezzi brutti ma sicuramente non me la sento di annoverarli fra i gioielli della discografia di Reznor. Le cose cambiano dal sesto brano in poi, in cui, a parte una caduta di tono di cui parlerò più avanti, The Slip si erge ai massimi livelli della produzione dei NIN. Il primo di questi pezzi assai riusciti è “Head Down”, bello nelle melodie, nella costruzione rock e soprattutto negli arrangiamenti “noisy”. Da una vetta tanto alta subito dopo si passa all’episodio a mio avviso più debole del disco, ovvero “Lights in the Sky”, una ballatona per sola voce e piano davvero inutile. Partono di seguito altri due brani splendidi, ovvero “Corona Radiata” e “The Four of Us Are Dying”, due strumentali davvero interessanti che però, dopo l'”orgia” di “instrumentals” di Ghosts, uno non ha nemmeno troppa voglia di ascoltare. Chiude infine un altro brano davvero buono, ovvero “Demon Seed”, su cui valgono le stesse considerazioni fatte per “Head Down” in termini di suoni e costruzione (non a caso questi due sono risultati i brani preferiti dell’album nei siti dei fan dei Nine Inch Nails). Se anche The Slip non convince al 100% vale però la pena di ricordare che si tratta di un album scaricabile completamente e legalmente in forma gratuita dal sito dei NIN: anche senza considerare questo si tratta di un’opera abbastanza piacevole ma, certo, da annoverare fra le cose minori prodotte da Reznor.

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