Oda Relicta: Czarstvo Dukha

0
Condividi:

Ver Sacrum Non posso negare che è da un bel po’ di tempo, sicuramente dall’inizio dell’anno in corso, che non riuscivo ad ascoltare un CD in grado di stupirmi fin dal primo ascolto. È riuscito nell’opera G. Oleg Kolyada, un musicista ucraino abbastanza noto grazie al suo progetto industrial chiamato First Human Ferro, attraverso questo progetto di ispirazione neoclassica chiamato Oda Relicta che con questo Czarstvo Dukha realizza un disco di gran pregio, caratterizzato dalla bellezza dei suoni ma anche da un’impronta assolutamente personale, cosa ormai rarissima in ogni genere musicale e praticamente introvabile in questi lidi. L’album è caratterizzato dalla scelta di una tematica, la religiosità cristiana (il titolo credo significhi “Il regno dello spirito”) e la musica si sviluppa proprio intorno a tale soggetto, rifacendosi alla musica sacra occidentale del passato ma inserendo anche elementi molto più moderni, come a voler integrare una tradizione musicale millenaria, che va dal medioevo fino ad Arvo Pärt passando per alcune avanguardie del secolo appena finito, in poco più di tre quarti d’ora. L’elemento essenziale di questo lavoro è il tentativo di tenersi più lontani possibile dai cliché del genere: al bando le possenti partiture orchestrali a cui si preferiscono altre sonorità, come quelle prettamente legate al medioevo e al rinascimento o quelle di certa musica minimale contemporanea; la scelta va in direzione di una forma musicale intimista, caratterizzata dall’uso di strumenti dalla voce delicata come l’oboe, i flauti, l’arpa, il clavicembalo e, talvolta, il violino, spesso accompagnati da una base che potrebbe essere dark ambient ma che non prende mai il sopravvento. Talvolta vi è una deriva verso certo folk ma mai in modo ordinario e scontato. Bello anche l’uso delle voci, laddove presenti, sia maschili che femminili, anch’esso mai banale ed ispirato tanto alla musica antica quanto a forme più moderne di cantato. Anche le liriche sono ispirate allo stesso tema, talvolta tratte dalla tradizione bizantina o dell’Est europeo. Volendo trovare qualche riferimento, direi che a tratti può essere avvicinato a certe cose di GOR, in altri momenti ha risvegliato il ricordo degli Epsilon Indi più eterei. Probabilmente è uno dei CD che finiranno nella mia personale playlist di fine anno.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.