Bacio di Tosca: Der Tod und das Maedchen

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Ver Sacrum Non lasciatevi ingannare dal monicker espresso in italico idioma, trattasi in vece della Signora Doerte Flemming (cantante dei Charitona), qui alle prese col primo lavoro solista, ascrivibile al genere così detto dark-neo-classico. Musica imponente, evocativa, oscura, ove Doerte intepreta con personalità testi di Heinrich Heine, Matthias Claudius, Shakespeare, Caroline von Guenderode, Joseph von Eichendorff, curandone l’aspetto sonoro avvealendosi per questo di una ristretta schiera di ospiti. Der Tod und das Maedchen è significativamente aperta dalla rendition della catacombale “Red water” firmata Peter Steele, resa ancor più lugubre dall’interpretazione sicura della soprano, mentre i dieci brani che seguono rivitalizzano la tradizione dei Kunstlied in auge nel corso del Romanticismo. Trattasi di composizioni rarefatte, profonde, disperate, collocabili nella scia di quanto proposto da Sopor Aeternus, Die Verbannten Kinder Evas e primi Dead Can Dance (in “Scheidung” anche i Christian Death di “Ashes”), le quali, se alla lunga possono risultare di non facile assimilazione (ma non a questo mirano certamente), sicuramente possiedono un fascino del tutto specifico, ferale, reso però con una eleganza formale impeccabile. L’attitudine sepulchrale del lavoro viene accentuata dalle immagini del booklet, evocanti il dolore dei superstiti per mezzo di immagini di tombe corrose dal tempo, statue stagliatesi su cieli plumbei (in copertina, colla Flemming a vestire un abito nuziale creando così un deciso contrasto) ed iscrizioni funebri. Per gli adepti del verbo, un disco irrinunciabile nella sua autarchica compattezza.

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