Suicide Ali: Sarau fue to yakusoku

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Ver Sacrum Tanto per non perdere l’abitudine, eh? Il buon capo-redattore mi vuol un mondo di bene, e non manca mai di deliziarmi con questi incarichi. Visual kei? Hadrianus alza la mano, e via col compitino. Eccoci al primo miniciddì a distro internazionale dei pittatissimi ed ultra-glamour Suicide Ali (piacerebbero a D&G?), ennesimo VK-combo che si esibisce in sei tracce variegate e variopinte (?) come loro. C’è di tutto, dal violino impazzito che graffia “Kaze no slave” all’industrial screziato di “Chainsaw”, con tastiere simil-space a caratterizzare l’opener “Tobira”; i Dir En Grey sono ancora lontani, ma i fondamentali tengono. L’oscura “Doumyaku” ritrae il loro mondo “heavy, dark and mysterious” e, dopo una partenza alla Metallica, ripropone il solito canovaccio caro ai gruppi del genere (o degenere? Ooops!), col cantato enfatico ed il solito strumentismo caotico (anche se controllato). Gli intarsi etnici di “Fuefuki douji” stupiscono, eppoi, per un friulano DOC, un titolo come “Mujin no tokai” è da genuflessione, quasi quasi li nomino “best VK act” del 2008! Augh, Hadrianus scrisse!

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