Transit Poetry: Evocation of Gaia

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Ver Sacrum In un sonnacchioso meriggio agostano torna a farmi visita Sascha Blach (mentore pure dei Despairation), col suo progetto TP giunto al terzo disco, dopo aver pubblicato “Themes from the desolate ocean” nel 2004 e “Shamanic passage through the embers” l’anno successivo, entrambi come il presente via Omniamedia. Evocation of Gaia consta di dodici brani ove l’atmosfera generata dagli strumenti funge da supporto al contenuto lirico, quivi incentrato sulla necessità e sul dovere di rispettare la nostra Madre Terra. Lo fa con una dozzina di canzoni ove ritmi ballabili si intersecano a chitarre talvolta grintose, non rinunziando a parti più rarefatte ed a tratti melancoliche pure, risolvendosi sovente in autentici anthems. “Earth Rhythm” apre il disco, avvalendosi della significativa collaborazione del collettivo olandese degli Omnia (Jenny e Steve Evans van der Harten), il quale presta arpe, flauti, piano ed hurdy gurdy, donando una particolare colorazione al pezzo (stesso dicasi per “Leave”, significativamente posta in chiusura, quasi a significare il completamento di un cammino comune). Forte è l’impatto ideologico che permea ogni singolo lavoro di Sascha, in “One with the seasons” alle prese con un piacevole tempo rallentato, mentre “Endymion” è decisamente troppo leggiera per i miei gusti. Ma Evocation of Gaia deve indurci sì alla riflessione, ma gioiosamente, ecco allora che “Vegan revolution” (più che una dichiarazione d’intenti da parte del convinto Sascha, che si possa definire la sua creatura sonora vegan gothic?) irrompe colle sue armonie semplici ed immediate. L’esperienza maturata on stage dividendosi con L’Ame Immortelle, Samsas Traum, Samael, Scream Silence fra gli altri ha giuovato all’ensemble berlinese, che se in studio si riduce al solo main-man (che suona e canta su tutti i pezzi), vanta comunque una rispettabile formazione costituita dal fido Andrei Alexandru (co-autore delle musiche di “Reincarnation theme” oltre di alcuni interventi alla sei corde su “Leave” ed “Aurora”) e da Stefan Siegl alle chitarre, e dalle due new-entries, le fanciulle Diana Schellenberg al basso (sostituta della precedente titolare dello stromento, Melanie), e Juuri alle keys. “Ambrosia for the lost Lords” viene interpretata con sentita partecipazione, pare davvero una evocazione di tempi ormai ubbliati, Sascha se la cava benissimo anche dal punto di vista delle melodie, “Aurora”, “Mother Gaia” e “Terra magicka” dichiarano l’impegno del loro patrocinatore già nel titolo, anche se, ancora una volta, non incidono più di tanto dal punto di vista strettamente musicale. “Islands” insiste sull’aspetto danzereccio, l’apporto di Andrei si sente eccome in “Reincarnation theme” (episodio al quale viene attribuita la palma che spetta al migliore), bell’alternarsi di chitarra e di piano, sovrastato dalla voce ora tranquilla, ora spiritata, quasi black (si sente l’influenza di certo metal evoluto nei suoi cinque minuti, non a caso prima ho citato gli isvizzeri Samael), il livello si mantiene alto nella misurata “Soil of sunflowers”, ballata poppeggiante e screziata da venature psichedeliche che le fanno emanare aromi agresti che precede la spirituale “Leave”: fine del viaggio, per ora. Davvero bellissimo (lo scrivo colla stupefazione del fanciullino!) il booklet, adornato da immagini di coleotteri, uccelli in volo sullo sfondo di spighe feconde, falene… il tutto immerso in un caleidoscopio arancionero. Evocation of Gaia va inteso nel senso peculiare che lo ha generato: dopo l’acqua (“Themes from the desolate ocean”), il fuoco (“Shamanic passage through the embers”) è ora la Terra, Gaia a ricevere l’omaggio di Sascha Blach, certo non il primo a porre l’accento su tematiche così profonde, sicuramente spirito genuino e sopra tutto assolutamente certo della missione che si è attribuito.

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