Underøath

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The Blackout a Cesena, Foto di Grendel

In Italia gli Underøath hanno un seguito davvero impressionante e, anche se la cosa appare un po’ strana, possono contare sul vasto pubblico del giro emo, che come ben si sa è entusiasta per natura e quando c’è da far presenza e casino (in senso positivo, però!) non se lo fa dire due volte. Vista poi l’importanza dell’evento, la stragrande maggioranza di coloro che hanno contribuito a riempire il Vidia si è presentata all’appello in “alta uniforme”, e quindi vai con le capigliature più improbabili e sparate, il trucco pesante (anche per alcuni dei ragazzi, ovviamente…) e l’abbigliamento a metà strada tra street wear, gothic e punk.

Come di solito capita in questi mini-festival, l’apertura è toccata a una band locale semisconosciuta, i My Fashion Love, che pur non essendo composta da teen-ager sprovveduti (per ciò che concerne la tecnica questi ragazzi sanno il fatto loro…), manca un po’ di esperienza live e di compattezza. Dire che ha sfigurato risulterebbe fuori luogo, ma purtroppo anche fare un paragone con i successivi Attack! Attack! sarebbe impietoso perchè il quartetto gallese ha proposto uno show tirato ed energico, durante il quale ha mostrato di avere un ottimo affiatamento affrontando il palco con un piglio che (sob!) quasi tutti i giovani musicisti italiani nemmeno si sognano. Andando a vedere il loro MySpace si rimane stupiti perché i quattro, pur essendo agli inizi e non avendo ancora pubblicato l’album d’esordio (l’uscita è prevista per i primi di ottobre…), stanno già suonando ovunque nel Regno Unito e all’estero, per cui possiamo pensare che tra qualche tempo saranno addirittura meglio di così! Interessante pure la proposta musicale, caratterizzata dal mix tra aggressività e melodia ma anche da una buona dose di immediatezza.

A seguire sono saliti sul palco i The Blackout, anch’essi gallesi ma già piuttosto famosi e apprezzati nella scena alternative-emo, soprattutto dal pubblico femminile che ha riservato loro, e in particolare al super-sexy Sean Smith, un’accoglienza così calorosa da far pensare che fossero il gruppo principale della serata. Spiegare il perchè di tanto entusiasmo non è complicato, difatti il platinato vocalist è un bravo interprete e un incredibile animale da palcoscenico che, in modo assai ironico e “leggero”, si inventa di tutto per far impazzire le ragazzine, compreso leccare il microfono, far finta di togliersi la maglietta o assumere pose lascive. In quanto ad adrenalina anche i suoi compari ne hanno da vendere, vedi ad esempio il secondo cantante Gavin e il simpatico drummer Gareth, per cui il risultato finale è stato un concerto intenso, molto divertente e vigoroso, durante il quale la band ha presentato parecchi brani tratti dal debut “We are the dynamite” (pubblicato nell’autunno dello scorso anno) e qualche pezzo contenuto nell’EP uscito nel 2006. L’impressione è che i Blackout abbiano tutte le carte in regola per non interpretare più, in futuro, un ruolo da comprimari e diventare dei veri protagonisti della scena, per cui non resta che aspettare di vederli di nuovo in veste di headliner…

Ed eccoci infine agli Underøath, uno dei metalcore acts più incendiari del pianeta nonchè una delle formazioni più originali tra quelle associate al suddetto genere musicale. Saranno sì dei cristiani convinti e praticanti (!), ma di sicuro sono anche dei pazzi scatenati, a cominciare dal robusto tastierista Chris Dudley (mai visto uno che suona il suo strumento come fa lui, agitandosi come un “dannato” per tutto il tempo) e dal batterista Aaron Gillespie, che ha un modo di picchiare sulle pelli piuttosto personale e spettacolare da vedere. Cosa dire, poi, del cantante Spencer Chamberlain, che in certi momenti si lascia andare all’aggressività più pura, e in altri sembra entrare in trance e vivere in un mondo tutto suo? Insomma, è fuori discussione che il sestetto della Florida abbia energia e talento in quantità, ma c’è da aggiungere che in versione live il sound proposto diventa qualcosa di travolgente, non solo nei momenti in cui potenza e pesantezza la fanno da padrone ma anche quando arrivano, quasi inaspettati, gli intermezzi più melodici e riflessivi. Pezzi come “Writing on the walls”, “A boy brushed red… living in black and white”, “In regards to myself” o anche il nuovissimo “Desperate times, desperate measures” (tratto dal cd appena uscito e intitolato “Lost in the sound of separation”) hanno provocato una sorta di terremoto all’interno del locale, convincendo pure i più pigri (ma in questo caso erano in pochi!) a scatenarsi in una violent dancing. E se da un lato l’esibizione ha rappresentato il massimo per chi ama le sonorità estreme, dall’altro si è rivelata un’esperienza fantastica anche per chi apprezza la musica più cerebrale e marcatamente sperimentale. Difficile davvero chiedere di meglio per una serata concertistica, e di sicuro questa saranno in molti a ricordarla come una delle più soddisfacenti dell’anno…

Setlist concerto The Blackout:
Intro
I’ve got better things to do tonight than die
Murder in the make-believe ballroom
Hard slammin
The Beijing cocktail
I know you are, but what am I?
Prepare for a wound
Spread legs not lies
It’s high tide baby
I’m a riot? You’re a fucking riot

Underøath a Cesena, Foto di Grendel

Links:

Underøath: sito ufficiale

Underøath: @ MySpace

The Blackout @ MySpace

Attack! Attack! @ MySpace

My Fashion Love @ MySpace

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