Ashes Divide: Keep telling mself it's alright

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Ver Sacrum Accantonata la sigla A Perfect Circle (congelata momentaneamente o definitivamente archiviata), Billy Howerdel torna a proporsi come Ashes Divide, ove dà libero sfogo alle sue urgenze artistiche affidando tutto il suo estro ad undici trace che ovviamente risentono della matrice APC. Il buon Billy suona a canta (ehi, la frequentazione assidua di Mainard James Keenan non poco ha giuovato alla sua interpretazione!), mentre alla batteria troviamo il fidato Josh Freese, aggiungiamo inoltre che “Denial waits” è co-scritta assieme a Paz Lenchantin, ed ecco che chi ha frequentato assiduamente il cerchio perfetto si sentirà di casa. Ma Keep telling myself it’s alright rifulge di luce propria, rappresentando uno dei più incisivi episodi mai appartenuti al libro sacro dell’alternative. Destinato forse, almeno io lo spero, a raccogliere ampi consensi, perché il suo Autore lo merita, davvero. Anche se “Stripped away” e la stessa “Denial waits” inizialmente non mi hanno impressionato più di tanto, è comunque un disco che cresce dentro ascolto dopo ascolto, piazzando già con la terza traccia, “Too late”, il primo affondo decisivo: una canzone dagli umori chiaroscurali, ove Howerdel esprime tutta la sua poetica disillusa, un pezzo che mi ha indotto a pigiare più e più volte il tasto repeat, inducendomi a quel sonnolento dondolio estatico che l’ascolto in cuffia produce, essendo tutto il nostro spirito compenetrato dalla musica e dalla voce, ispiratissima inteprete di liriche profonde, eppoi le sciabolate della chitarra che qui non difettano ci sollevano letteralmente. Quante volte lo suonerò? Certamente tante! Ma sono i quattro minuti scarsi di “The stone” a rappresentare la vera pietra fondante (ehm, permettetemi, so che ho scritto una banalità), di KTMIA, non ci sono parole, nessuno le ha ancora inventate, pur nel ricco lessico italico!, che possono descrivere le mie emozioni: vi sia sufficiente sublime, perché tale è! “The prey” possiede tutta la carica sbarazzina dell’indie-rock, “Sword” coi suoi suoni aspri è la degna ed ovvia conclusione di uno dei dischi che più mi hanno coinvolto in questi mesi. Auspico di risentirli presto con nuove canzoni, considerato il valore elevato di queste AD potrebbe rappresentare davvero una realtà più importanti dell’intiera scena alterna contemporanea!

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