Killing Joke

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Killing Joke a Milano, Foto di Stefano Masselli

La ricomposizione della formazione originale, con il ritorno di Youth al basso, è il pretesto per il tour che sta portando i Killing Joke in giro per il mondo, proponendo in quasi tutte le città, un doppio appuntamento con due set-list diverse. E’ così anche per Milano e personalmente scelgo la seconda serata, quella che vede in programma l’esecuzione dell’album Pandemonium, del 1994 ed i singoli del periodo 1979-1980, mentre la sera precedente in scaletta erano i primi due album della band inglese, Killing Joke (1980) eWhat’s this for (1981).

Inutile sottolineare l’importanza storica della band capitana da Jaz Coleman, uno dei cardini del post-punk, grazie a brani ormai storici, caratterizzati da percussioni tribali e chitarre taglienti e poi autentica pioniera di un sound “industriale” che ha influenzato non poco gente come Nine Inch Nails e Ministry, tanto per citare solo gli esempi più illustri.

E’ un pubblico (dall’età media decisamente “over 40”) numericamente dignitoso, ma certamente, vista l’importanza ed il valore della band, nonché il confronto con le due precedenti occasioni cui avevo assistito ad un concerto dei Killing Joke a Milano, mi sarei atteso un’affluenza superiore, ma è anche vero che il fatto di suonare per due serate consecutive ha contribuito a frammentare un’audience normalmente concentrata in una sola serata (a quanto mi è stato riferito, la serata di venerdì ha fatto registrare un’affluenza leggermente superiore).

Mancano quindici minuti alle 22.00, quando i Killing Joke salgono sul palco, sulle note di “Communion”; come di consueto Jaz Coleman indossa una tuta da metalmeccanico, ha il viso truccato ed i suoi occhi sprigionano il solito magnetismo ai confini della follia. Coi suoi movimenti e le sue espressioni è il perfetto cerimoniere per il rito pagano che è un concerto dei Killing Joke, ben coadiuvato dall’impassibile ma impeccabile Geordie alla chitarra e Big Paul Ferguson alla batteria, mentre Youth pare decisamente quello che accusa maggiormente il passare degli anni.

La scaletta del concerto ricalca in maniera piuttosto fedele il programma, con sette dei dieci brani di Pandemonium (oltre alla già citata “Communion”, vengono eseguite “Millennium”, Labyrinth”, “Mathematics of chaos”, “Exorcism”, “Whiteout” e “Black Moon”), disco a mio avviso tra i migliori della loro discografia, caratterizzato da influenza metal ed industrial, mentre per sprigionare lo spirito più prettamente “post-punk”, ci si affida ai primi anni di carriera eseguendo, tra le altre, “Turn to red”, “Empire song”, “Kings and Queens” e soprattutto, “Wardance” e “The Wait”, dal primo leggendario album. E’ su queste (e non solo) che il pubblico dà i maggiori segni di vita, lanciandosi nel caratteristico “pogo”, che toccherà uno dei suoi apici con la conclusiva, devastante, “Pssyche”, ahimé unico bis della serata, che chiude il concerto in maniera piuttosto repentina, con la band che lascia il palco quasi in sordina e non uscirà più, nonostante il pubblico l’acclami a gran voce.

Peccato, ma è l’unica pecca di un concerto ottimo, per una band che ancora una volta ha dimostrato di valere il prezzo del biglietto e che i “vecchietti” hanno ancora molto da dire.

Si ringrazia Stefano Masselli per l’uso delle foto qui riprodotte. Altre foto del concerto sono disponibili sul suo account Flickr.

Killing Joke a Milano, Foto di Stefano Masselli

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