Neurosis

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Neurosis a Senigallia, Foto di aievedrim

Negli ultimi due anni ho visto i Neurosis per ben tre volte, due a Londra, e la terza volta in questa unica data italiana al Mamamia di Senigallia. Non sono mai rimasto deluso dai loro live, e anche se quest’ultimo concerto è stato meno bello rispetto ai precedenti non ci si può proprio lamentare della buona prova fornita dal gruppo.

Arrivato al Mamamia verso le 8 subito la prima sorpresa: il concerto si terrà all’aperto. Il palco è stato montato sulla morbida erbetta circostante, e dato che durante il giorno la struttura offre tutt’altro tipo di servizio, chi voleva poteva accaparrarsi una sdraio e posizionarsi un po’ più indietro in modo da godersi il concerto comodamente seduto. Dopo aver visto due volte i Neurosis in prima fila, non mi sono fatto scappare l’occasione e mi sono stravaccato in posizione strategica. E qui arriva la seconda sorpresa perché, caso più unico che raro, il concerto inizia puntuale (ma c’è una logica perversa dietro questa scelta così inusuale per un locale italiano).

Salgono sul palco i The Ocean in formazione ridotta al minimo; il chitarrista si premura di informarci che il bassista del gruppo è stato appena scaricato e che non hanno nessuno con cui rimpiazzarlo. A parte la scena di per sé già piuttosto imbarazzante, bisogna constatare che, basso o no, i The Ocean hanno tenuto un concerto veramente patetico. La palma del peggiore va senza alcun dubbio al cantante: voce poco potente e cantato ancora meno ispirato la fanno da padrona. Al terzo pezzo mi sono reso conto che non riuscivo a distinguere il cantato di una canzone dall’altro, più il concerto andava avanti più mi convincevo che il cantante stesse effettivamente cantando sempre la stessa canzone con quella voce monotona e piatta. A distrarmi dal pensare troppo però ci ha pensato il chitarrista, che in venti minuti di saltelli e capriole ha sciorinato tutte le pose da vero metal kidz possibili e immaginabili. Forse, se si hanno quindici anni, si può apprezzare questo tipo di musica. Io, in compenso, sono sprofondato ancora di più nella sdraio.

A seguire salgono sul palco gli A Storm of Light, e già si inizia a respirare tutta un’altra aria. Eppure, nel complesso, anche gli A Storm of Light sono deludenti. Il loro suono massiccio deve tanto, tantissimo al suono dei Neurosis, ma anche al suono dei mai troppo compianti Swans, nei quali d’altronde Vince Signorelli ha militato. Il problema è che i pezzi sono troppo statici per poter davvero decollare, sembra sempre che siano lì lì per esplodere e invece resta tutto sotto, sommerso. Anche i video proiettati su megaschermo, loro cavallo di battaglia, a conti fatti non sono niente di speciale. Tecnicamente sono molto ben realizzati, non c’è che dire, e le immagini scelte, onde che si infrangono, elementi acquatici, silhouette di branchi di pesci, sono funzionali nel suggerire un’idea di forza della natura, ma in fondo sono anche scontati e banali proprio in virtù di questi accostamenti un po’ faciloni. Solo nell’ultimo pezzo riescono a risollevare un po’ la soglia d’interesse, ma ormai è troppo tardi.

Infine, sale sul palco quella macchina da guerra che sono i Neurosis dal vivo. Per l’occasione mi alzo persino dall’amata sdraio. A malincuore però, lo ammetto. Attaccano immediatamente con “Given To The Rising”, tratta dall’ultimo album, come buona parte della scaletta. La differenza con chi ha suonato prima è palese fin dai primi minuti, si vede subito che tutto è curato nei minimi dettagli, e che dietro il muro di suono c’è anche una ricerca precisa e più articolata. Anche le immagini che scorrono su schermo non fanno altro che ribadire la differenza, e le splendide sequenze filmate ed editate da Noah Landis hanno tutto un altro spessore. Civette, campi innevati, lupi filmati in un livido bianco e nero, in sequenze martoriate da graffi e manipolazioni digitali, masticate e risputate, a fornire basi sulle quali gli accordi monolitici del gruppo trovano appoggio e amplificazione in un crescendo che ha pochi eguali al giorno d’oggi. La differenza sostanziale è proprio qui: nello spettacolo allestito dai Neurosis le immagini fungono solo da corollario per una musica capace di vivere anche di vita propria, mentre negli epigoni A Storm Of Light diventa difficile stabilire cosa abbia la precedenza, se le immagini siano riflesso della musica o se sia la musica a fare da colonna sonora per le immagini.

Come già avvenuto in altre occasioni, i Neurosis suonano compatti e senza pause, contatto con il pubblico zero, niente saluti, ringraziamenti o altro, per loro solo sfuriate di chitarra. Il volume inizialmente è un po’ basso, ma dopo un paio di pezzi chi è dietro il mixer decide giustamente di aumentare la dose, fino a raggiungere un risultato buono considerando che si è all’aperto. Pare inutile sottolineare come un concerto del genere renda molto di più in ambiente chiuso, ma quanto a potenza i Neurosis se la cavano bene anche all’aperto, ed è ancora vivo il ricordo della livida “Locust Star” posta a metà scaletta.

Quando alla fine attaccano le campane di “Stones From The Sky” il pubblico esulta, anche se la maggior parte ha già capito che si tratta dell’ultimo brano della serata. In fondo quale chiusura migliore per un concerto dei Neurosis? Come prevedibile, dato il finale apocalittico del brano, le luci si spengono e i Neurosis si ritirano. Nessun bis, ma va bene così, perché dopo tale sfoggio di potenza di fuoco, un bis sarebbe stato solo ridondante. E appendere un altro pezzo dopo “Stones From The Sky” avrebbe stonato ancora di più.

E qua, purtroppo, entra di nuovo in gioco il Mamamia. Tempo dieci, quindici minuti, e la zona si svuota di metallari coatti per riempirsi di coatti di altro genere. Già, perché è sabato sera, quindi una volta finito il concerto perché non approfittarne e trasformare tutto in una bella discoteca? Se da un punto di vista strettamente economico non c’è nulla da ridire sulla scelta dei gestori, da un altro punto di vista non si può non constatare che l’atmosfera, ancora elettrizzata dal concerto, è stata letteralmente rovinata in cinque minuti. Ma non si poteva aspettare un’altra mezzora, era praticamente già l’una, e un altro tipo di pubblico era pronto per il Mamamia (ed ecco spiegato perché il concerto è iniziato puntuale).

Setlist concerto Neurosis:
Given To The Rising
At The End Of The Road
Distill
Locust Star
To The Wind
Left To Wander
Fear And Sickness
Water Is Not Enough
Stones From The Sky

Si ringrazia aievedrim per l’uso delle foto qui riprodotte. Altre foto del concerto sono disponibili sul suo account Flickr.

Neurosis a Senigallia, Foto di aievedrim

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