The Young Gods: Knock On Wood

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Ver Sacrum Preannunciato nell’intervista a Ver Sacrum concessa lo scorso anno, è ora finalmente disponibile l’album delle sessioni acustiche degli Young Gods. Il gruppo svizzero è uno degli alfieri dell’industrial sound, legato alla rielaborazione dei suoni “elettrici” in forma elettronica, così la trasformazione del loro repertorio in forma unplugged deve aver costituito necessariamente una sfida non banale per loro. Sfida assolutamente vinta in quanto il risultato finale è davvero interessante e musicalmente ricco. La natura alternativa della musica del gruppo si è necessariamente adattata ad una forma più rock ma allo stesso tempo molte delle soluzioni sonore qui usate (su tutti il sitar che si può ascoltare in più brani) mi hanno ricordato certa psichedelica degli anni ’70. Per quanto tutto ciò possa suonare un po’ eretico per i fan del gruppo svizzero Knock On Wood non rischia però di deluderli, in quanto la personalità degli Young Gods emerge prepotente in questo album. Il CD infatti “suona” completamente come una loro opera grazie anche alla riconoscibilissima voce di Franz Treichler, qui in forma come non mai. Sorprendentemente i risultati più interessanti di Knock On Wood si hanno dove il gruppo ha dovuto reinventare le canzoni in una nuova forma anziché semplicemente limitarsi a suonarle con strumenti acustici: brani che non penseresti mai che possano funzionare in forma unplugged rivelano alla fine delle sorprese incredibili. Ad esempio la versione di “Our House” è da brividi; altrettanto intensa è “She Rains” in cui il gruppo ha cercato di ricostruire in stile acustico il sottofondo di dissonanze della versione originale. Incredibilmente bella è poi la cover di “Ghost Rider”, in mezzo alla quale gli Young Gods citano anche la loro “Gardez les esprits”: dodici minuti di collage sonori scanditi dal ripetersi ossessivo delle tre note che compongono la base del pezzo originale dei Suicide. Davvero stupefacente! Meno sorprendenti, ma non per questo deludenti, sono quei brani in cui il gruppo sembra aver fatto un minor sforzo per adattarli alla natura acustica, vuoi perché già nascevano in questa forma (è il caso di “Charlotte”) o perché la struttura è rimasta molto simile a quella delle versioni originali (“Skinflowers” e “Gasoline man”). L’album è uscito anche in formato deluxe con un DVD di 11 brani tratti da performance acustiche, tra cui spicca un’interessante ripresa di “Everything in its right Place” dei Radiohead e una versione molto simpatica di “Gasoline Man” suonata, in perfetto “buskers-style” per le strade di Parigi. Abbastanza deludente nel video è invece la performance di “If Six was Nine” di Jimi Hendrix, suonata dagli Young Gods insieme a Erika Stucky, una cantante blues svizzera dalla voce, a mio avviso, tutt’altro che indimenticabile. Knock On Wood conferma lo stato di grazia degli Young Gods e si pone fra le mie uscite preferite dell’anno.

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