Underfloor: Vertigine

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Ver Sacrum Vi sono dei dischi che, come le collezioni di figurine custodite gelosamente in qualche cassetto a casa della mamma, amiamo trarre con cura eppoi sfogliare, sfiorare coi polpastrelli, andando alla ricerca di schegge emozionali che ci facciano provare una volta più le emozioni dell’infanzia, raccolte via via dalla nostra memoria e catalogate con cura nei suoi recessi. Il pop obliquo degli Underfloor suscita tali sensazioni, e nobilita la scena alternativa italiana, andando a suggere umori già fatti propri negli ultimi anni da Marlene Kunz e da Afterhours (ascoltate la lunga, conclusiva “Dall’esterno” e lasciatevi travolgere dalla marea montante della melodia distorta e foggiata a piacere dal gruppo), declinandoli però personalmente, con una attitudine ancora vergine e sopra tutto decorrelata da generi e da tendenze. L’approccio cantautorale al testo delinea con maggiore chiarezza la vena chiaroscurale di “Vertigine”, ove gli archi disegnano traiettorie colte tra le quali si insinuano gli stromenti classici della tradizione del rock. Brani quali “Bianco” e “Novembre” accrescono il valore della raffinata ricerca lirica operata dai loro autori, i quali aggiungono alla tavolozza i colori tenui della stagione del sole declinante, dei tramonti immaginifici e dei paesaggi silenti. Cieli grigi solcati da compassate ali nere, come la musica degli Underfloor, sicuramente una delle realtà più interessanti scaturite dall’altrimenti avaro panorama musicale italiano. Da lodare la cura particolare riservata al booklet, esaustivo collage di note, d’immagini e di testi, e la nitidissima produzione curata dai fiorentini stessi e da Ernesto de Pascale

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