Beata Beatrix: Malinconica Autunno

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Ver Sacrum Davvero una splendida conferma, i Beata Beatrix. Dopo quasi due anni li ritroviamo con questo Malinconica Autunno, un mini cd composto da quattro tracce che disegnano un’ulteriore, ricercata evoluzione nel suono della band toscana. Li avevamo lasciati, dopo avere abbandonato l’iniziale attitudine gothic rock, ad esplorare i territori del goth e del post-punk di matrice britannica: adesso pare abbiano fatto una capatina in terra germanica, dove sono tornati con una buona scorta di suoni electro ed anche ebm, hanno aggiustato gli arrangiamenti ponendo molta attenzione alla pulizia del suono e alla ricerca della melodia orecchiabile e ficcante e… hanno prodotto quattro perle. Apre le danze “Love must die”, quasi naturale prosecuzione dello spirito del precedente Delirium and Love: suoni graffianti ed eighties, ritmica tribale e batcave ed Hatria bravissima nel far rivivere non solo vocalità siouxsiane, ma nel proporre un’aggressività ed un’irriverenza tutta (post) punk. In “In the garden of ecstasy” ecco i suoni elettronici e danzerecci e puliti di matrice teutonica, forse un po’ convenzionali, ma arricchiti tantissimo dalla performance di Hatria, variegata ed intesa. “My mother is like a stereo”, che tratta in tema della violenza sui bambini, è -invece- un capolavoro: ritmiche electro ed ebm, ma per nulla scontate, molto libere e sperimentali, permettetemi ancora di dire attitudinalmente molto punk, inserite un’impalcatura che è quasi reggae. Ed una partitura vocale splendida, istrionica e teatrale che alterna accenti disperati e sarcastici a momenti di virtuosismo classicheggiante. Un brano personalissimo che spero davvero sia seminale per i futuri sviluppi della band. Infine, ancora elettronica potente, melodica e cadenzata in “Senti”, l’unico brano in italiano, in cui Hatria rende compresibile ogni parola del testo. Lasciatemi concludere con due note di merito: una per l’impeccabile produzione ed una per la cocciuta volontà di autoproduzione, anche se sinceramente rimane incomprensibile – considerando anche che ci tocca sentire- come un gruppo quali i Beata Beatrix non riescano a trovare un etichetta che li supporti.

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