Bloc Party: Intimacy

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Ver Sacrum Grazie al bel debut Silent alarm i Bloc Party erano diventati una delle band più importanti tra quelle della “new wave of british new wave”, ma il mezzo passo falso compiuto con il successivo A weekend in the city aveva fatto dubitare di loro e prevedere poco di buono per il futuro. Per fortuna, però, il nuovo Intimacy rappresenta una bella sorpresa per tutti quelli che avevano dato per (quasi) spacciato il gruppo inglese, e anche se non può essere considerato un album superlativo ha comunque parecchio da offrire. Per semplificare si può dire che il primo disco metteva in risalto il lato più rock della musica di Kele Okereke e soci, mentre il secondo era scialbo da far paura e quest’ultimo tende decisamente alla sperimentazione, con brani piuttosto particolari nei quali la componente elettronica ha un’importanza fondamentale. Qualcuno potrebbe obiettare che stavolta i Bloc Party hanno un po’ scopiazzato dai Radiohead, ma in realtà il loro approccio è più diretto di quello della formazione di Oxford e soprattutto non sono poche le canzoni con un ritmo sostenuto, vedi ad esempio “One month off”, “Halo”, “Ion square” e le stranissime (ma efficaci…) “Mercury” e “Ares”. Anche gli episodi più “rilassati”, comunque, hanno un certo fascino e contribuiscono a rendere gradevole l’ascolto del cd, vedi ad esempio l’emozionante “Biko” e gli altrettanto validi “Signs” e “Zephyrus”. Insomma, l’impressione generale è che il quartetto, dopo una piccola défaillance, si sia rimesso in carreggiata e abbia saputo tirar fuori qualcosa di nuovo (senza però cadere nell’errore di snaturare del tutto il proprio sound…), per cui è davvero il caso di rallegrarsi e di mettere definitivamente da parte il pessimismo del passato.

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