Dark Empire Festival II

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Selene Riot al Dark Empire Festival II, Foto di Grendel

Ogni volta che mi appresto a partecipare a un concerto electro ho sempre parecchie preoccupazioni e dubbi, ma vorrei puntualizzare che questi ultimi non sono quasi mai relativi al valore delle band o alle loro effettive capacità. I problemi sono ben altri, e ben più complicati a dire il vero, perché senz’altro sarebbe molto più facile star qui a lamentarsi per una performance risultata poco coinvolgente, e invece il punto è che in Italia, quando si tratta del genere musicale sopracitato, le cose possono andare “malino” anche se le formazioni che si esibiscono sono valide e interessanti. C’è stato un momento, sei/sette anni fa, in cui si aveva l’impressione che le sonorità elettroniche più danzerecce (EBM “pura”, harsh, future pop, techno-industrial ecc.) potessero diventare la “next big thing” della scena alternativa, attirando frotte di ascoltatori e appassionati vari, invece negli ultimi tempi abbiamo assistito a una sorta di involuzione e di (tragico) ritorno ad uno stato di cose non certo esaltante.

Nel nostro paese ci sono parecchie band, alcune delle quali anche molto brave, e ci sono pure tantissimi dj o altri addetti ai lavori, ma il pubblico dov’è? E quello che partecipa agli eventi che diavolo fa? Questi due interrogativi mi assillano ormai da un bel pezzo, e più precisamente da quando ho realizzato che, ad esclusione della sacra triade formata da Covenant, Hocico e VNV Nation, nessun gruppo riesce a richiamare molte persone e, come si suol dire, a convincerle a darsi una mossa. In anni recenti non ce l’avevano fatta neanche formazioni famosissime come In Strict Confidence e Combichrist, quindi figuriamoci se con gli Straftanz poteva cambiare qualcosa. A loro, comunque, è già andata abbastanza bene, difatti le due band italiane (o meglio, toscane…) che hanno aperto la seconda edizione del Dark Empire Festival si sono ritrovate ad esibirsi davanti a quattro gatti, ed è inutile aggiungere che ciò mi ha messo una certa tristezza…

Per primo è salito sul palco l’ormai “glammizzato” Selene Riot, personaggio già piuttosto conosciuto in centro Italia (è un noto dj…) e artefice di un sound robusto e incalzante, che a tratti rimanda a certo electropop anni ottanta. Oltre ai tre componenti del gruppo (in versione live il platinato cantante si fa affiancare da Mark e Orlok) erano presenti due performer che si muovevano all’interno di alti e stretti “tubi” in stoffa collocati ai lati dello stage, ma ciò che più mi ha colpito del concerto non è stata tanto la componente “visual” quanto la musica (mitica la cover proposta in chiusura, ovverosia “Future brain” di Den Harrow!!). Subito dopo è toccato ai fiorentini Pilgrim Shadow (nei quali milita Leonardo Fabbri, ex cantante/bassista dei mai dimenticati Necromass), anche loro un po’ intimiditi dalla situazione poco congeniale e dallo scarso entusiasmo mostrato dal pubblico, ma comunque piacevoli da ascoltare. Le sonorità a cui i tre sono dediti si rifanno all’EBM più oscura e sono formalmente ineccepibili, inoltre si abbinano a vocals incisive e variegate ad opera del già citato L. Fabbri e di Claudio/Dj Flesh (sono di quest’ultimo gli “assatanati” cori che compaiono in alcuni dei pezzi…).

Ed eccoci infine agli Straftanz, progetto parallelo di Krischan Wesenberg dei Rotersand nonchè gruppo “da battaglia” (loro stessi si definiscono un'”industrial street fighting dance” band!), che di certo è abituato a esibirsi davanti a un pubblico un po’ meno “zombificato” di quello presente al Viper. La cosa assurda è che, nonostante la musica dei tedeschi sia piuttosto dinamica, grintosa e divertente, e nonostante il loro corpulento frontman sia un buon intrattenitore, la gente sembrava non volerne sapere di partecipare in maniera calorosa e di farsi vedere coinvolta. In poche parole gli stessi che in discoteca si scatenano ballando proprio i pezzi degli Straftanz in questo caso sono rimasti nel loro angolino, danzando svogliatamente e non avvicinandosi (quasi) mai al palco. Soltanto verso la fine dello show l’andazzo è un cambiato, difatti il cantante ha invitato tutti a salire “on stage” (c’è da dire che, per fortuna, la sua richiesta è stata accolta da parecchie persone!) e si è messo a camminare e ballare in giro per il locale, movimentando la situazione e togliendo così un po’ di “grigio” alla serata…

Che dire, quindi, del festival? Le band e la musica non hanno sicuramente deluso, ma ciò che è mancato del tutto è stata quell’atmosfera particolare che serve a rendere magico un evento. Non si può non essere amareggiati quando si realizza che le persone spendono centinaia di euro per scarpe e capi d’abbigliamento e poi non ne sborsano otto (questo era il costo del biglietto!) per una serata, e non è neanche bello vedere che quasi tutti rimangono fuori da un locale a chiacchierare mentre dentro i gruppi si stanno esibendo. Dispiace dirlo, ma finchè la gente non cambierà un po’ mentalità, comprendendo che partecipare in maniera attiva a un concerto può essere divertentissimo e molto soddisfacente, io continuerò a essere pessimista e ad aspettarmi davvero poco di buono…

Straftanz al Dark Empire Festival II, Foto di Grendel

Links:

Straftanz: sito ufficiale

Straftanz @ MySpace

Pilgrim Shadow @ MySpace

Selene Riot @ MySpace

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