Dvar: Zii

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Ver Sacrum Chissà se qualcuno ricorda il nome dei Dvar, progetto russo comparso sulle scene qualche anno fa e che, per qualche tempo, ha avuto un minimo di visibilità anche dalle nostre parti. Ricordo di aver ascoltato per la prima volta un paio di loro brani intorno alla metà del 2001, scaricandoli dal sito gothic.ru; il loro primo CD ebbe una qualche diffusione e ricevette qualche recensione anche dalle nostre parti, grazie alla particolarità del suono da loro espresso. Dopo di che ho completamente perso le loro tracce, al punto che pensavo si fossero rapidamente sciolti. In realtà così non è stato, anzi, i nostri sono ad oggi autori di un buon numero di CD (credo si aggirino intorno alla decina, compresa una compilation). C’è da dire subito che, con quanto si poteva ascoltare nel primo lavoro, c’è oramai ben poco in comune: quella volta, la musica dei DVAR era costituita da suoni molto scuri ed era caratterizzata dalla voce del cantante, estremamente simile al gracchio di un corvo; ne risultava una miscela alquanto orrorifica ma, in fondo, dotata di un particolare sense of humor. Quest’ultimo e la voce corvina sono le uniche caratteristiche in comune tra questo Zii e l’esordio intitolato Piirrah; per il resto, l’elettronica la fa ormai da padrone a tutti gli effetti e i brani sembrano sbeffeggiare certe forme di musica elettronica troppo seriosa; se avessero sonorità più cupe e industriali potrebbero essere considerati gli eredi, molto più ridicoli e scanzonati, dei grandissimi Calva Y Nada, il cui lavoro, purtroppo, nessuno è riuscito a continuare. Personalmente non riesco a dire che questo disco mi sia veramente piaciuto, anche se si tratta di materiale decisamente originale: probabilmente se le sonorità complessive fossero più vicine a quelle dei miei ascolti normali, lo troverei molto più interessante.

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