Escape The Fate: This war is ours

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Ver Sacrum Che gli Escape the Fate fossero dei soggetti un po’ particolari lo si capiva già guardando le vecchie foto promozionali, ma a confermare tale impressione ci sono anche le notizie arrivate negli ultimi due anni, riguardanti i problemi di droga di alcuni dei componenti, i vari cambi di line-up e soprattutto i grossi guai con la giustizia avuti dall’ex cantante Ronnie Radke, che attualmente si trova in prigione per scontare una pena di quattro anni. Per quanto strano, però, tale incasinata situazione ha avuto un’influenza assai positiva sul più recente album della band, infatti sia la performance del nuovo vocalist (l’ex Blessthefall Craig Mabbitt…) che le canzoni convincono all’istante, e con ogni probabilità queste ultime sono destinate a diventare dei classici per tutti i fan dell’emo-post-metalcore. La produzione super-scintillante di John Feldmann (The Used, Atreyu, Good Charlotte) aiuta alla grande, come sempre quando si tratta di gruppi di questo tipo, ma i ragazzi di Las Vegas sono davvero bravi in fase di composizione e sanno sempre scovare la strada giusta per valorizzare un brano, riempiendolo di melodie ad effetto (ma non banali!) e anche di qualche tecnicismo. Il buon Craig, poi, ci mette del suo e non fa rimpiangere chi l’ha preceduto (il suo timbro è più cristallino di quello di Radke, inoltre le parti vocali sono molto varie…), ma ciò che diventerà la vera dannazione degli ascoltatori saranno i ritornelli-tormentone di pezzi come “Ashley”, “The flood”, “Something” e “On to the next one”. C’è poco da fare, se siete fan del genere musicale sopracitato vi basterà sentirli una volta e non ve li toglierete più dalla testa, ma è sicuro che i più “malati” di voi, non contenti di averli già stampati nel cervello, vorranno spararsi tutto il disco almeno due/tre volte al giorno. E questo perché, se non si fosse capito, This war is ours è una delle release più belle dell’anno, e gli Escape The Fate uno di quei nomi che tra poco saranno sulla bocca di tutti.

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