Late of The Pier

0
Condividi:

Late of The Pier a Firenze, Foto di Grendel

È stato lo storico Tenax ad ospitare il secondo dei tre concerti italiani dei Late Of The Pier, stella nascente della scena new rave e band dalle mille risorse, che ha saputo infiammare il numeroso pubblico presente. Non erano infatti poche le persone che, già alle 22.30 (ossia l’orario in cui era prevista l’apertura…), affollavano gli spazi antistanti l’ingresso del famoso locale fiorentino, curiosi di poter finalmente vedere dal vivo questa “new sensation” britannica di cui tanto si è sentito parlare negli ultimi mesi. In realtà, specie dopo una certa ora, c’è stato uno strano avvicendamento tra indie-rockers (che erano arrivati presto con il solo scopo di assistere allo show, e di conseguenza non hanno fatto le ore piccole) e uno stuolo di fighetti discotecari (che si sono magicamente materializzati dopo la mezzanotte!), per cui vi lascio immaginare quale improbabile mescolanza si è venuta a creare…

Ma veniamo ai concerti e in particolare all’opening act, che si è scelto l’incredibile nome Tiger! Shit! Tiger! Tiger!. Il power trio umbro, composto da due maschietti (rispettivamente alla chitarra/voce e alla batteria) e da una gentile fanciulla che suona il basso, ha proposto una mezz’ora buona di musica ed è riuscito a coinvolgere gli spettatori con un rock-noise incisivo e diretto. Pur essendo esordienti (il loro album di debutto, dal titolo Be yr own shit!, è uscito a settembre…), i tre ragazzi si sono rivelati piuttosto gradevoli da ascoltare e da vedere (il cantante, durante l’ultimo brano eseguito, è sceso dal palco per andarsene a spasso tra la gente, e ha trovato pure qualcuno disposto a cacciare un urlo insieme a lui!), perciò non si può proprio dire che la serata sia iniziata male…

A mezzanotte ormai trascorsa da un po’ sono saliti sul palco i quattro Late Of The Pier (cioè Samuel Eastgate alla chitarra e voce, Andrew Faley al basso, Sam Potter alle tastiere e Ross Dawson alla batteria), che nella vita normale sono tipi tranquilli, cordiali e dall’aria innocua, ma in versione live si trasformano in pazzi furiosi capaci di distruggere tutto ciò che gli capita a tiro. Come se non bastasse, a Firenze hanno (inaspettatamente, secondo loro…) trovato un pubblico entusiasta e ricettivo, che fin dalle prime note si è esaltato moltissimo e ha scatenato un pogo clamoroso, per cui ci hanno messo un secondo per capire che era l’occasione giusta per fare un bel po’ di casino. Per “casino” però non intendo le solite cose, ossia saltellare su e giù, correre o gettarsi a peso morto sulle teste dei presenti, bensì buttare in terra tutto quello che capita a tiro, rovesciare una tastiera e mettersi seduti sul piano dove questa era appoggiata, rotolarsi in terra abbracciati a un fan che era riuscito a salire sul palco e, per concludere, togliersi le scarpe per poter assorbire meglio (con i calzini…) la tanta birra che si era inevitabilmente rovesciata dalle bottiglie lasciate ai lati dello stage.

A questo delirio schizoide hanno fatto da cornice le (non meno assurde) canzoni tratte dal debut della band, quel Fantasy black channel che conquista con il suo dinamismo e le sue inebrianti sonorità, ma che soprattutto colpisce per l’intelligenza con la quale generi come il synth-pop, la dance e l’indie rock sono stati assemblati insieme allo scopo di creare qualcosa di decisamente originale. In certi momenti i LOTP sembrano i figli degeneri di Gary Numan, che oltre alla lezione impartita dal “padre” hanno pure pescato a piene mani da tanta della musica dei nineties, ovviamente mai scordando la loro “inglesità” e tutto ciò che essa comporta. Difficile dire quale pezzo abbia riscosso più successo: la maggior parte delle persone aveva familiarità con i famosi “Space and the woods”, “Heartbeat” o “Focker”, ma l’impressione è che fossero comunque in parecchi a conoscere a menadito tutto il disco perché questi ultimi si sono esaltati con qualsiasi cosa è stata proposta, compreso lo strumentale “VW”.

A questo punto non rimane che concludere con la solita menata sull’incredibile bravura dimostrata dal vivo da tanti giovani gruppi inglesi e americani: è sempre la solita solfa, lo so, ma cos’altro si può dire dopo aver visto una band del genere? Questi quattro ragazzetti magri magri e dalla faccia pulita non solo hanno spaccato (in tutti i sensi…), ma sono pure dei musicisti fighissimi: insomma, ok fare i matti e devastare il palco, ma qua si parla di gente che riproduce fedelmente i suoni dell’album, e di un cantante di indubbio talento. Speriamo solo che facciano come hanno detto e ritornino presto a suonare in Italia, perché è chiaro che da queste parti ci sono già un sacco di persone che vanno pazze per loro…

Setlist concerto Late Of The Pier:
Space intro
Space and the woods
Heartbeat
Random firl
Broken
Whitesnake
VW
The bears are coming
Mad dogs and englishmen
Focker
Bathroom gurgle (with remix)

Late Of The Pier a Firenze, Foto di Grendel

Links:

Late of The Pier: sito ufficiale

Late of The Pier @ MySpace

Tiger! Shit! Tiger! Tiger!: sito ufficiale

Tiger! Shit! Tiger! Tiger! @ MySpace

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.