Nadia Sohaei

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Talking to myself è un lavoro elegante che si muove sinuoso seguendo le coordinate di un pop tastieristico gradevole e mai scontato. Eppoi, come resistere alla bella voce di Nadia, il vero valore aggiunto del disco? Le abbiamo posto alcune questioni, per pascere la curiosità in noi sorta a proposito della sua intrigante proposta sonora.

Nadia Sohaei

© Nadia Sohaei

Benvenuta Nadia nella comunità di Ver Sacrum, ti chiedo cortesemente di presentarti ai nostri amici che ci leggono.

Ciao, sono Nadia Sohaei, compositrice e cantante di musica classica ed elettronica.

Hai maturato una notevole esperienza in ambito soul ed è nota la tua passione per le colonne sonore. Quanto del tuo back-ground ritroviamo in Talking to myself?

Talking to myself è il risultato di una perfetta sincronia tra la mia esperienza classica, quella elettronica e la mia passione per il dance floor, con un profondo tocco minimale.

Hai una formazione chiaramente classica, che emerge in “Callas never dies”. È un tuo omaggio personale alla grande soprano greca?

È il tributo alla solitudine del genio. L’amore che non ha mai ricevuto, la perfezione che non ha mai ottenuto, la società che l’ha alienata. Le emozioni intrappolate nel suo cuore che non hanno mai visto la luce.

Le atmosfere che caratterizzano il disco sono eleganti, prevale inoltre una notevole vena melodica, e il suono stesso, pur giovandosi di sintetizzatori, non risulta mai eccessivamente freddo od asettico, come nella title-track.

La semplicità e l’onestà del suono sono un’ottima chiave per svelare le sensazioni più profonde. Il silenzio è parte della musica, come la luce è una parte dell’oscurità.

Le liriche sono assai intriganti, dai contenuti assai diversi, come in“Victoria Starship” od in “19th Century”, a proposito delle quali mi piacerebbe che tu le approfondissi a nostro beneficio.

La prima racconta un viaggio sola andata dell’equipaggio di una nave spaziale persa nelle profondità del cosmo. In alcuni momenti mi sento come se stessi vivendo quella situazione….”19th Century” è il viaggio verso l’epoca in cui le macchine cominciarono ad essere vive e l’uomo cominciò a comportarsi come una macchina.

In “West coast love” citi una serie di città svedesi, sembra un giuoco strano, ne deduco che siano molto importanti e che per te celino un significato particolare.

Mi sono innamorata lì. La Svezia è un paese molto minimale in tutti i suoi aspetti. Lo svedese è una lingua quasi aliena, è come se fosse il linguaggio di alcune macchine. Tutte quelle piccole città sulla costa occidentale trasformate in linguaggio macchina nella mia memoria RAM.

Come nasce una tua canzone? Viene prima il canto o la musica?

Ho sempre la sensazione che già esistano, ho solo bisogno di catturarle. Non programmo mai queste cose, ogni momento è quello giusto. È solo un problema di come catturarle. È come se, assetata, aprissi la bocca sotto la pioggia… e dal cielo piovesse perchè è pieno di acqua. È solo una necessità.

Mi ha incuriosito un titolo come “New Rome”, cosa è questa nuova Roma? Qual è il tuo rapporto con la nostra Capitale, visto che la citi così esplicitamente?

È più una relazione con un cuore che si spezza nel suo splendore, la sconfitta del tuo impero interiore; la Capitale dell’Italia era il centro del mondo a suo tempo come l’amore è il centro del nostro cuore… ecco perchè l’ho chiamata “New Rome”.

Che musica ascolti, a quali gruppi od autori ti senti più vicina stilisticamente?

Sono più brava come creatrice che come ascoltatrice. Mi concentro di più sulle esperienze del mio sound. Sono molto egoista in questo, ma è anche grazie a ciò che la mia musica è più genuina e senza contaminazioni. È unica. Con questa musica mi trovo in sintonia con gli altri.

A che pubblico si rivolge Talking to myself, a quello strettamente legato alla scena dei clubs, od ad uno più ampio?

Non avevo in mente nessun gruppo di persone quando ho scritto la mia musica, ma sicuramente il sound elettronico va molto tra le nuove generazioni: loro amano il beat elettronico. Io mi sento più che altro un ponte che parte dagli anni ottanta, passa per i novanta e arriva fino al futuro.

Qual è il rapporto che ti lega all’ottima Decadance Records? Come sei entrata in contatto con essa?

Un rapporto estremamente professionale. Ho trovato nella Decadance un buon supporto personale e artistico per sviluppare nel miglior modo il mio lavoro. Mi sento come uno strano uccello in un Paradiso perduto. La Decadance mi si abbina perfettamente.

Effettuerai una tournee a supporto del tuo disco?

Al momento non c’è ancora niente di ufficiale.

Stai scrivendo dei nuovi pezzi, darai un seguito a questo tuo lavoro?

Il mio prossimo “bambino” è già in cantiere.

Hai un messaggio particolare, in chiusura di intervista, da trasmettere ai lettori di Ver Sacrum?

Grazie mille per il supporto! Spero che c’incontreremo presto e nel frattempo divertitevi con la mia musica!

Nonostante una serie di passaggi in sede di traduzione (dall’italiano all’inglese, eppoi lo spagnolo, indi viceversa, che viaggio!, un grazie di cuore ad Alessio di Decadance per la pazienza), ce l’abbiamo fatta! Ora conosciamo meglio questa brava Autrice, i suoi sentimenti, le sue aspirazioni: stanne certa Nadia che ci divertiremo colla tua bella musica!

Nadia Sohaei

© Nadia Sohaei

Links:

Nadia Sohaei: sito ufficiale

Nadia Sohaei @ MySpace

Decadance Records

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