Nadja: Bliss torn from emptiness

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Ver Sacrum I Nadja sono un duo canadese, dedito a sonorità doom-drone-ambient che, almeno in questo Bliss torn from emptiness, si arricchisce di forti inclinazioni psichedeliche. Nati originariamente come progetto solista di Aidan Baker, successivamente si sono allargati grazie all’arrivo dalla bassista Leah Buckareff. Raramente una definizione di genere è stata più azzeccata: il suono da loro espresso racchiude in sé le caratteristiche del metal più lento e funereo, sia nel suono distorto ma allo stesso tempo dilatato delle chitarre sia nel lento avanzamento delle percussioni (il secondo brano ha risvegliato in me il ricordo della bellissima prima versione di “Sear me”, tratta dall’esordio su lunga distanza dei My Dying Bride), dell’ambient meno rilassante, quello pieno di strane e inquietanti tensioni che spingono l’ascoltatore a guardarsi sempre alle spalle, perché non si sa mai chi potrebbe esserci. Questo lavoro non è esattamente nuovo: si tratta, infatti, di materiale autoprodotto già pubblicato nel 2005 e distribuito sotto forma di CD-R, qui ripreso, ampliato e rimesso a nuovo grazie all’apporto di James Plotkin (in passato collaboratore di musicisti del calibro di Michael Gira, Mick Harris e John Zorn); sono tre lunghissimi brani, di oltre 17 minuti ciascuno, in cui il duo ci trasporta in un lungo incubo in cui elettronica, lente percussioni, drone e infinite svisate chitarristiche cercano di condurci dall’inizio alla fine, alla quale difficilmente si arriverà sani e salvi. Un gruppo che non conoscevo e che cercherò di approfondire nel prossimo futuro.

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