Soglia del dolore: 2984

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Ver Sacrum Che cosa siano stati gli anni ’80 per il movimento punk e alternativo italiano l’ha perfettamente fotografato Marco Philopat nel suo bellissimo “Costretti a sanguinare”, libro in cui ha finalmente messo ordine in ricordi disordinati ed emozioni lontane, rendendo “storia” ciò che per molti di noi che abbiamo vissuto quel periodo rischiava di rimanere solo un graffio sulla pelle, sbirciato ogni tanto con un filo di nostalgia. Fra la miriade di gruppi che davano vita alla scena italiana di allora c’erano i friulani Soglia del dolore, autori di un unico 7′ , uscito postumo nel 1986, due anni dopo lo scioglimento della band. Erano fautori di un anarco – punk fortemente politicizzato, pacifista, animalista che aveva come modello i grandissimi Crass e tutto il mondo che ruotava intorno alla Crass Records. Poi il gruppo non ha più prodotto nulla, e i membri si sono sparsi nel mondo in vario modo, continuando ad operare nella scena alternativa e incrociando financo il mondo goth, attraverso la collaborazione dell’attuale cantante con gli In the Nursey. Poi, nel 2004 la band si riforma con parte dei membri originali, ed ora che bel regalo questo 2984! Dietro all’orwelliano digipack si celano 15 brani, che solo in minima parte sono la riproposizione dell’introvabile 7′ d’esordio: dal vinile provengono “Non voglio”, “Veste i tuoi sogni”, “Non sopporto” e “Ipocrisia di Pace”. In questi pezzi, benché riarrangiati e con l’aggiunta in alcuni di una seconda voce femminile, ritroviamo intatto tutto il suono tipico di quegli anni irripetibili: velocità al fulmicotone in alcuni, suono ipnotico, grezzo e distorto in alcuni altri, cantato esasperato e spesso con la metrica italiana dei testi esplicitamente politicizzati a fare a cazzotti con gli strumenti. E il pensiero va… Ma poi gli altri brani, che sorpresa! In parte, il gruppo ripropone gli stilemi del suo anarco – peace -punk storico, a ribadire come, sorprendentemente, lo spirito sia rimasto vergine, più di vent’anni dopo: ed ecco “L’Italia brucia” o “Vita morta” o “Senza televisioni”, ricostruzione quasi filologica del suono anni ’80, o l’anthemica (e ironica) “Alternativo standard” . Ma altrove, si aprono altri panorami: nella bellissima, durissima “Gaia” il testo, tipicamente peace – punk, è sorretto da un’intelaiatura sonora quasi post – punk; in “Chernobyl” colpisce l’originalità dell’insieme che mixa reading politico, suoni sotterranei quasi batcave e citazioni hardcore. In “Superstringhe” sembra di sentire i primi CCCP conditi in salsa industrial – noise, con sperimentale uso del sax. Sonorità wave e post-punk animano anche “La fine arriverà” o la particolarissima “Multinazionali”, dove torna il grido del sax. Insomma, davvero non un amarcord, ma una proposta totalmente nuova, radicale senza compromessi e forse per questo destinata a rimanere (ineluttabilmente?) di nicchia. Complimenti.

Per informazioni: www.myspace.com/sogliadeldolore
Web: http://www.finalmuzik.com
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