Trinakrius: The black hole mind

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Ver Sacrum In poco più d’un lustro d’attività, i siculi Trinakrius hanno saputo meritarsi il rispetto degli appassionati del metallo più obscuro e doomeggiante, in virtù d’opere assai incisive quali “Inquisantism” (ristampato dalla Psychedoomelic Records) e sopra tutto “Sancta Inquisitio”, ove tutta la potenza del loro terremotante sound veniva dispiegata con effetti letali. Che il doom rappresenti una ispecie di casta chiusa è noto a tutti, a favore dei nostri connazionali, depositari di tecnica sopraffina, va ascritta una rara capacità d’osare, di spingersi oltre, di saper proporre songs di impatto assicurato che possono piacere ad un pubblico più vasto, senza svilire per questo la loro intenzione (e la magnifica e classicheggiante “Little Angel (Samuel’s Theme) lo dimostra). Non per nulla è la prestigiosa label teutonica Hellion Records a porre il suo austero sigillo su questo The black hole mind, aperto da due pezzi magistrali in quanto a pathos e potenza quali “Torment” e “Mad”. Rallentamenti si alternano a sfuriate belluine, le chitarre di Francesco Chiazzese e di Ezio Montalto menano fendenti micidiali, sostenuti dall’artiglieria pesante rappresentata dalla solidissima sezione ritmica, Claudio Florio alla batteria (ed alle impressionanti growls) e Piero Orlando al basso. I Trinakrius inoltre si possono permettere il lusso di ostentare tra le proprie fila uno dei migliori screamers italiani in ambito metal, Flavio Rezza, giuovine membro del Coro del Teatro Massimo di Palermo, indiscutibile valore aggiunto d’una proposta che non mancherà di ricevere gli encomi che merita. Fra il turbinare delle note, si stagliano sinistre “Raptus”, significativo manifesto di come la musica del destino deve essere, sepolcrale e melanconica ma sempre compostamente virile, e nelle mie orecchie rimbombano cupi come rintocchi di funeree campane i capolavori scolpiti nel marmo corroso dal tempo da Candlemass e da Solitude Aeturnus, quivi citati con maestosa deferenza, la cadenzata “Killerotomia” e la triturante “Insane society”. Non manca l’omaggio ai maestri iniziatori del dark sound più plumbeo, i Black Sabbath , dalla discografia dei quali viene tratta la classicissima “Paranoid”, eseguita con passione filologica e personalità. Non v’è dubbio alcuno, “The black hole mind” è davvero un gran disco! Be doomed!

Per informazioni: www.trinakrius.it
Web: http://www.hellionrecords.de
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