Brighter Death Now: Necrose Evangelicum

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Ver Sacrum È il 1995 quando esce per la prima volta Necrose Evangelicum. È il periodo d’oro della Cold Meat Industry e del death industrial più mortifero e violento, quello disperato e senza via di fuga. Roger Karmanik, dopo la sbornia power-electronic di Great Death, sposta il riflettore su una dark ambient sulfurea e malata, al limite del sopportabile. Non cambia poi molto rispetto ai capitoli precedenti se non la forma: se lì era rabbia e furia senza freni, qui le ossessioni sono incanalate in una soffocante coltre ambientale che all’orecchio poco attento potrà sembrare più accessibile, ma che in realtà rappresenta la stessa inesorabile discesa agli inferi. Se l’apertura di “Wilful” non desta particolari sorprese, è già da “Soul In Flames” che inizia a dipanarsi il lamento funebre. “Impasse” è uno sprofondare negli abissi, “Rain, Red Rain” sferza l’ascoltatore con rasoiate, sirene e voci che arrivano direttamente dall’oltretomba, mentre la calma apparente di “Deathgrant” altro non è che il preludio al gran finale in compagnia delle tastiere di Mortiis. E dire che questo è considerato il disco più accessibile di BDN…

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