Criminal Asylum: Zeit

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Ver Sacrum A ben otto anni di distanza dal precedente Choice, si riaffacciano sulla scena i Criminal Asylum. Il loro ritorno è affidato a Zeit, disco che, note promozionali docet, mantiene la promessa di offrirci tredici tracce gelide come il ghiaccio (e mi permetto di aggiungere: taglienti come la lama di un coltello). Sono principalmente due le anime che pervadono il disco: una piu’ oscura, ma al tempo stesso dotata di ritmiche “dance”, che rimanda allo stile di Kirlian Camera e, sopratutto, Siderartica (l’ormai defunto progetto di Elena Fossi, sulle cui ceneri è sorta Spectra*Paris) ed un’altra, piu’ prossima all’industrial-noise. Tra i brani che rientrano nella prima categoria, che è decisamente la mia preferita, su tutte le ottime “The white empty”, “Spear of life” e la conclusiva strumentale, “When the gods call”; buone anche “Thanksless” e “Die by the code (The way of samurai)”, mentre meno convincenti sono le iniziali “Erased” (in questa è sopratutto il cantato a lasciarmi perplesso) e “Fear of life eat my soul”. Riconducibili alla seconda anima di Zeit, sono invece le varie “Rocket USA” (cover dei Suicide), “Seeing your pain again”, “Paranoid disco dance” e “Ladies and gentlemen…welcome to violence” (queste ultime entrambe suddivise in due parti), brani dai ritmi ossessivi e dalle atmosfere claustrofobiche. Da notare le citazioni cinefile presenti nel disco: “Ladies and gentlemen… welcome to violence” e “Die by the code (The way of samurai)” contengono infatti sampler vocal tratti rispettivamente da “Faster pussycat! Kill!Kill!” di Russ Meyer e “Ghost dog” di Jim Jarmusch. Tra episodi ottimi ed altri meno convincenti, Zeit si rivela comunque un disco nel complesso valido ed interessante; speriamo che per il prossimo capitolo a firma Criminal Asylum non si debbano attendere altri otto anni.

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