Aesma Daeva: The Thalassa Mixes

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Ver Sacrum Suoni imponenti, vere e proprie cattedrali liquide, obscure e minacciose. “Tisza’s child – Sunken cathedral” pare ergersi dalle abissali profondità oceaniche, tra canti di sirene e romori indefinibili. Poi le chitarre innalzano muri imponenti e granitici, sui quali s’arrampica l’operistica voce di Lori Lewis (ben impostata ma non trascendentale). Questo progetto vede la luce nel 1998, e fino ad oggi ha rilasciato oltre al presente tre ciddì, ospitando tra le proprie fila pure Melissa Feerlak (ora nei sopravvalutati Vision Of Atlantis), nel trienno 2002/05. Un lavoro ambizioso “The Thalassa mixes”, anche per la sua non facile fruibilità, intenzione manifestata da John Prassas (che di AD è il compositore principe, oltre che il chitarrista) e dal bassista Chris Quinn, che con la citata cantante e con Michale Platzer (sue le liriche), costituiscono la più recente versione del gruppo. La stromentale “The garden I long for” s’adagia sull’acustica e tratteggia ambienti bucolici e sereni, la pace dopo la furia dei marosi descritta dall’opener, torna Lori ad intepretare la sacrale “Loon – Thalassa”. Si potrebbe avanzar qualche riserva circa l’opportunità di tale pubblicazione, essendo queste tracce apparentemente scombinate tra loro (se non per la vena drammatica che le innerba), e troppo poche per meglio definir un giudizio (attribuirlo però non è compito nostro, che ci limitiamo a riportar quanto più fedelmente per iscritto le emozioni provate all’ascolto), comunque TTM evidenzia una ben precisa volontà d’esulare da schemi triti e di fin troppo facile applicazione (la chiusura “Loon – Swamp” soffre però di staticità). Detto che i nostri si sono avvalsi in passato della collaborazione di Neil Kernon, sarebbe interessante reperire testimonianze dal vivo di AD: la loro proposta si presta all’interpretazione live, se supportata doverosamente da adeguati mezzi (in tal caso mi sorge spontaneo un collegamento all’operato dei Therion).

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