Bionic Angel: Digital violence

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Ver Sacrum Terminato l’ascolto di Digital violence (lavoro suddiviso in due parti, denominate “Chapter 1: Biomechanical warfare” e “Chapter 2: Hybrid technology”), permane un vago senso d’incompiutezza, se non di aperta irritazione. Perchè i Bionic Angel carte da giuocare ne possiedono, ma non sanno estrarle dal mazzo al momento opportuno (la cadenzata “Another day” gode di una voce finalmente al di sopra della sufficienza e di un buon arrangiamento, peccato che sia seguita da “Live to die” la quale, se non fosse per certe gradevoli porzioni melodiche, risulterebbe disastrosa). Ecco che, delle quattordici tracce che compongono il disco, niuna, dicasi niuna ostenta meriti tali da renderle memorabili. Vi sono degli episodi decisamente imbarazzanti come “Living a lie” o “Du mein Gott”, o peggio ancora come “Du (nur Du)”, con delle tastierine e dei coretti d’una tale pochezza da lasciare attoniti, ed altri che potrebbero venir meglio elaborati come “Stars & dust” e “Pink”, i quali trarrebbero maggior beneficio da una loro più puntuale definizione. Sarebbe da evitare il cantato in growl od in simil-black-style, soluzioni che appaiono decisamente sempre fuori contesto. Il pompatissimo (ma caotico) goth-metal con input industrial dei BA non è né innovativo, tantomeno personale, il percorso sonoro delle canzoni si ripete in fatti fino allo sfinimento, consiglio ai nostri tedeschini di ripassare per benino la lezione (maestri in patria non mancano), prima di presentarsi al pubblico con una nuova pubblicazione.

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