My Passion

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Nonostante siano poco più che degli esordienti e il loro primo album non sia ancora uscito, i quasi-londinesi My Passion (provengono dall’Hertfordshire, per l’esattezza…) hanno già molta esperienza in fatto di concerti e hanno suonato di supporto a gente come Jeffree Star, The Automatic e Kill Hannah. Figli della generazione “internettara” e “myspaceiana”, sono riusciti ad attirare l’attenzione di molti (basti pensare che nei sondaggi di fine anno di magazine importanti come Rock Sound e Kerrang! sono risultati come una delle “best unsigned band”…) grazie a un’immagine molto curata e soprattutto a un sound in bilico tra il metal, il punk, il pop e l’electro più pompata. E dato che a noi piace andare a scoprire nuovi gruppi che abbiano qualcosa di interessante da proporre, abbiamo pensato di scambiare due chiacchiere con il loro affabile frontman…

My Passion, Foto di James Ellis © www.jamesellisimaging.co.uk

Tanto per iniziare, vuoi presentare la band ai lettori di Ver Sacrum e raccontarci perché avete deciso di formare i My Passion? Quali erano le vostre aspirazioni iniziali?

Saluti a voi, oscure creature! Mi presento, sono Laurence René e canto nei My Passion, inoltre suono la chitarra e i synth. Abbiamo formato il gruppo all’incirca due anni e mezzo fa allo scopo di creare qualcosa che potesse avere un impatto molto forte sulla gente, sia dal punto di vista musicale che visivo. Siamo una band emergente che le persone potranno adorare oppure odiare, senza mezze misure!

Finora avete fatto uscire una manciata di singoli, ma molto presto pubblicherete il vostro album di debutto. Vuoi parlarcene, raccontandoci come è stato lavorare con il produttore John Mitchell (famoso per le sue collaborazioni con formazioni del calibro di Funeral For A Friend e Enter Shikari)? Il risultato è stato all’altezza delle vostre aspettative?

Oltre ad aver realizzato alcuni cd in edizione limitata e ad aver messo a disposizione dei brani per il download digitale, abbiamo anche creato la nostra linea personale di merchandise, chiamata My Passion Fashion. L’album d’esordio uscirà per la nostra label Style Suicide Records all’inizio del 2009 e si intitolerà Corporate flesh party: non vediamo l’ora che la gente lo ascolti perché ne siamo molto orgogliosi, inoltre è una gran bella cosa che sia venuto fuori esattamente come lo volevamo. Il lavoro svolto da John Mitchell e Ben Humphries presso gli Outhouse studios è stato eccellente e non avremmo davvero potuto chiedere di meglio, inoltre credo che a loro abbia fatto molto piacere potersi sentire liberi di sperimentare con il nostro materiale. Tra noi è nata una bella amicizia, e un po’ tutti siamo convinti che le canzoni spaccano di brutto…

I vostri brani nascono da un mix tra sonorità piuttosto dure e aggressive, alle quali va ad aggiungersi anche una forte componente elettronica. Come siete riusciti a mettere insieme i vari elementi che caratterizzano il sound a cui siete dediti?

Ci teniamo molto a rendere ogni canzone diversa dall’altra, ma vogliamo anche che il sound dei My Passion sia unico e immediatamente riconoscibile. I compositori principali, a parte me, sono il batterista Jonathan Gaskin (che si occupa pure della parte elettronica dei brani) e Ken Renney, che è il nostro paroliere e guru (qui la cosa non viene dichiarata apertamente, ma Ken in realtà è il padre di Laurence… – ndr). Non abbiamo nessuna “ricetta magica” per creare canzoni, ma più semplicemente mettiamo insieme tutte le idee che ci vengono, i nostri sogni e i nostri incubi, e questo sia per quanto riguarda la musica che le parole. Il processo compositivo risulta un po’ schizofrenico a volte e ne può scaturire qualsiasi cosa, difatti il sound è influenzato da molti stili, dal punk al pop moderno passando per il metal, la dance e l’electro. Da piccolo ascoltavo molto sia i Cure che la musica dance, e senz’altro questo mix ha avuto un grosso effetto su di me.

Puoi farci una breve descrizione di ognuno dei componenti della band?

Laurence René (voce, chitarra): sono scatenato sul palco, ma molto riservato nella vita normale. Non sono mai soddisfatto di nulla e desidero avere sempre di più. Mi ritengo un gentiluomo.

John Be (chitarra): Riesce con facilità a concentrarsi su ciò che fa, ed è devoto alla causa dei My Passion. È un intrallazzatore e uno “smanettone”, gli piace moltissimo smontare e rimontare le cose, inoltre è un’”anima oscura”…

Jonathan Gaskin (batteria, voce, elettronica): È un punkettone e un polistrumentista, oltre ad essere una persona assai energica e attiva. Riesce a fare dieci cose diverse nello stesso momento.

Simon Rolands (basso, synth): Lui è un Casanova a cui piace molto vivere di notte. È nato in campagna ma ha un’attitudine molto “cittadina”. Quando suona il suo strumento, cioè il basso, pare indiavolato…

Musicalmente parlando, qual è la vostra “passione”? Quali band vi hanno cambiato la vita da un punto di vista concettuale, e quali vi hanno fatto pensare che dovevate anche voi formarne una?

Noi quattro abbiamo gusti abbastanza differenti e personalmente posso dire che non c’è una band in particolare che ha cambiato la mia vita, ma ce ne sono diverse che in qualche modo mi hanno influenzato. Per quanto riguarda i My Passion, è stata proprio la mancanza di gruppi inglesi capaci di offrire qualcosa di nuovo a farci decidere di provare a metterci in gioco. Non che in giro non ci siano formazioni musicalmente valide, ma il problema è che quando vai a vederle dal vivo molte di esse non ti danno nessuna emozione particolare, lasciandoti del tutto indifferente, e questo è proprio il tipo di sensazione che noi, come gruppo, non vorremmo mai trasmettere al pubblico! Tra le band che più ci piacciono al momento citerei Muse, Radiohead, AFI, Thrice, The Cure, Joy Division, Iggy Pop, Marilyn Manson, The Faint, The Blood Brothers e IAMX… Ci piace anche il pop un po’ dozzinale di gente come Gwen Stefani, Justin Timberlake e Britney Spears, e non ci vergogniamo di ammetterlo!

Com’è andato il tour europeo in compagnia dei Kill Hannah? So che il vostro tour-bus ha accidentalmente preso fuoco mentre stavate attraversando la Svizzera: come avete affrontato una situazione così inaspettata e pericolosa?

Il tour è stato un’esperienza pazzesca e, anche se musicalmente siamo piuttosto diversi dai Kill Hannah, ci siamo trovati molto bene e siamo stati accolti in maniera favorevole dai loro fan. Suonare in Europa davanti a tante persone era un nostro sogno, e possiamo solo ringraziarli per averci dato quella possibilità. L’incendio del tour bus è stato un evento traumatico perché abbiamo perso gran parte delle cose che avevamo con noi, ma al tempo stesso abbiamo anche la sensazione di aver giocato con la morte e di aver vinto, per cui adesso ci sentiamo davvero indistruttibili. Ancora non si sa quale sia stata la causa dell’incendio, ma pare non abbia avuto a che fare con un errore umano. Per noi si è rivelata una fortuna aver passato quel terribile momento con i ragazzi dei Kill Hannah, perché hanno avuto un atteggiamento molto protettivo e ci hanno aiutato ad affrontare la situazione. Vivere un’esperienza del genere, soprattutto se sei molto lontano da casa, non è semplice, ma ci siamo rimboccati le maniche e siamo andati avanti.

Vi ho visti dal vivo proprio durante una delle serate in cui avete fatto da opener per i Kill Hannah, e ho potuto constatare che sprigionate un’energia incredibile, inoltre date l’impressione di divertirvi parecchio quando siete sul palco…

Sì, anche se i nostri testi non trattano tematiche “leggere” e sono piuttosto oscuri noi vogliamo che i concerti siano un’esperienza divertente per chi ci viene a vedere. L’esibizione dal vivo è fondamentale per i My Passion: quando siamo sul palco ci lasciamo completamente andare alle nostre sensazioni e abbiamo l’impressione che l’energia si trasmetta alla gente, che così vive quell’esperienza insieme a noi.

My Passion, Foto di James Ellis © www.jamesellisimaging.co.uk

La vostra musica e i testi che scrivete sono influenzati da forme artistiche come il cinema o la letteratura?

No, direi che ciè che più influenza la nostra musica sono le esperienze e le idee, la vita reale ma anche la fantasia. La letteratura e in particolare il cinema possono avere dei punti di contatto con certe cose che facciamo (in effetti molte persone, dopo averci visto e ascoltato, ci associano ai film di Tim Burton…), ma non direi che sono un’influenza diretta.

Anche il vostro look, al pari della musica, sembra un mix di stili diversi, ma quanto conta per voi, esattamente? Si tratta solo di un modo per attrarre l’attenzione della gente o rappresenta davvero ciè che siete?

Per come la vedo io in giro non ci sono abbastanza band che danno il giusto peso all’immagine, e credo sia importante che le persone che ti vengono a vedere in concerto possano apprezzare anche tale aspetto, oltre a tutto il resto. È un po’ come quando esci per andare a cena con la tua ragazza: sarebbe assurdo presentarsi vestito male o con abiti vecchi, e la stessa cosa vale per noi e la nostra audience. Molti gruppi hanno il timore che, mettendo troppo in risalto il look, si possa correre il rischio di essere giudicati solo in base a esso, ma noi consideriamo l’immagine come parte integrante del nostro modo di essere, e in più ci aiuta parecchio nel momento in cui dobbiamo prepararci per un’esibizione. Affrontare un concerto dal vivo significa raggiungere un particolare stato mentale e trasformare se stessi, per cui il fatto di modificare il proprio look aiuta ad assumere l’atteggiamento adatto e ad entrare nel giusto ordine di idee.

Quali sono i vostri interessi extramusicali?

Ora come ora siamo talmente incasinati con i My Passion che non abbiamo tempo per fare nient’altro. Di solito nei giorni liberi ci mettiamo a scrivere nuovo materiale, oppure stiamo con la famiglia e le nostre ragazze. Io mi occupo di persona dei nostri siti, per cui sono sempre parecchio impegnato.

Ascoltando la vostra musica e guardandovi si può immaginare che siate un po’ tutti dei frequentatori di club, e visto che provenite dai dintorni di Londra immagino abbiate una vasta scelta. Per caso andate allo Slimelight?

Ci piace tirar tardi, sia nei bar che nei club o nei posti dove c’è musica dal vivo. Al momento non è che abbiamo tanto tempo per farlo, per cui le serate a cui partecipiamo sono più che altro gli aftershow nei locali dove andiamo a suonare. Quando eravamo più piccoli frequentavamo spesso club come lo Stay Beautiful o il Circus, dove in effetti regnava una certa… “dissolutezza” e dove sicuramente ci divertivamo più che allo Slimelight, che a dire il vero non è roba per noi. In generale abbiamo una mentalità molto aperta, ci piacciono sia i locali dove si ascolta electro che quelli dove passano musica metal.

Qual è il tipico fan dei My Passion? E che tipo di reazione ha la gente, quando ascolta la vostra musica?

Intanto ti dico che a noi piace molto passare del tempo con i fan, sia ai concerti che nel web, perché non siamo interessati a comportarci come delle rockstar. Le persone che ci seguono sono in gran parte parecchio giovani, ma credo che con il tempo anche gente un po’ più grande si accorgerà di noi, cosa che tra l’altro sta già iniziando ad accadere. Spesso i fan hanno un atteggiamento che rasenta il fanatismo, ma tutto sommato il loro modo di fare ha degli aspetti positivi perché si esaltano per qualcosa che amano molto e considerano unico. Durante i concerti la reazione è quasi “psicotica”, e a volte abbiamo l’impressione che certe persone vogliano buttarsi in terra o cose del genere, ma ovviamente ci sono anche quelli che se ne stanno nel loro angolino e studiano con calma la situazione. Diciamo che c’è un bel mix di personaggi.

Puoi raccontarci la cosa più bizzarra che vi è accaduta finora, ad esclusione dell’incendio del tour bus?

È difficile rispondere a questa domanda perché le cose che sono successe sono parecchie, e infatti molte volte ci domandiamo se ciè che ci accade è reale, o se stiamo vivendo in una sorta di favola… Di sicuro abbiamo incontrato tante persone strane e abbiamo affrontato un sacco di situazioni bizzarre, ma tutto ciè rende il fatto di essere parte di questa band ancora più eccitante!

C’è una domanda a cui ti piacerebbe rispondere, ma che nessuno ti ha mai fatto nelle interviste?

Ci piacerebbe se ci venisse chiesto chi è il “Booman” (che poi è il titolo di un brano della band… – ndr), e noi risponderemmo che è il tuo peggior nemico/incubo, colui che ti dice cosa fare e ti vuole controllare. Potrebbe essere reale o immaginario, ma qualunque cosa egli sia ti tormenterà sempre…

Cosa vi ha colpito di più dell’Italia, quando siete venuti a suonare da queste parti?

Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per fare i turisti, ad ogni modo il cibo è fantastico, gli scooter sono molto fighi e lo stile di vita assai più rilassato di quello inglese. È bello che le persone possano dormire nel pomeriggio (ma questo da chi l’avrà sentito dire?? – ndr): una cosa del genere non potrebbe accadere in Inghilterra perché la gente non riuscirebbe a rimanere sdraiata, oppure cadrebbe addormentata e si risveglierebbe il giorno seguente. Inoltre siamo rimasti colpiti dal fatto che molti locali si trovano nel mezzo alla campagna o nelle zone industriali delle città, e nonostante non ci siano mezzi pubblici per arrivarci le persone riescono lo stesso a raggiungerli. Tutto ciò non potrebbe mai succedere in Gran Bretagna!

E adesso spazio ai saluti finali, aggiungi pure quello che vuoi…

Beh, allora potrei fare un po’ di auto-promozione: il nuovo singolo, intitolato “Crazy & me”, è attualmente disponibile per il download digitale (il link è il seguente: http://www.mypassionfashion.co.uk/ ), inoltre potete contattarci e parlare con noi direttamente sul nostro MySpace. Mi raccomando occhio al disco, in uscita a inizio 2009, e venite a trovarci la prossima volta che torneremo in Italia!

My Passion © www.mypassionfashion.co.uk/mypassion.html

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