Ostara: The Only Solace

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Ver Sacrum Dopo l’assai deludente Immaculate Destruction, disco contrassegnato da un’ infelice incursione in territori “rock oriented”, gli Ostara tornano nell’ambito “neo-folk” a loro piu’ congeniale con il nuovo The Only Solace, album che verrà apprezzato sopratutto dagli estimatori di Kingdom Gone, secondo album della band di Richard Leviathan, che aveva aperto la strada ad un neofolk “poppeggiante” (e che infatti gli era costato l’abbandono da parte di molti fans della prima ora). Le 14 tracce del disco vedono la voce di Richard e la chitarra acustica protagoniste assolute e la critica principale che posso muovere al disco è di essere troppo lungo (come numero di brani, non come minutaggio), sopratutto in virtu’ del fatto che il canovaccio lungo cui si snodano quasi tutti i brani è praticamente sempre lo stesso: un’uniformità stilistica che alla lunga stanca. Detto questo, qualche brano apprezzabile c’è: “Darkly shining”, dove l’impronta “pop” è ben marcata, “The darkening”, “Lanterns of the storm” ed “Architects of ruin”. In definitiva, The Only Solace è un disco che potrà soddisfare gli estimatori del neo-folk piu’ minimale, impostato quasi esclusivamente sul binomio voce/chitarra acustica; personalmente trovo che l’apice della loro discografia rimanga il primo album, quel Secret Homeland che sprigionava una freschezza ed un’energia che nel tempo si è in buona parte dissolta.

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