Atomic Neon: Darkenia

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Ver Sacrum Ecco la lampante dimostrazione di come, applicando una formula semplicissima, si riesca ancora a produrre un bel disco. Non tacitiamo Darkenia come prodottino superficiale, è che la maggior parte delle sue undici canzoni, pur se sofferenti del morbo del già sentito, sono carucce anzichenò, pur non risultando irrinunziabili. Insomma, è sufficiente una aspirina per farsi passare il fastidioso malessere, e godersele appieno. Rio Black e soci fanno di tutto per sembrare dei bravi adepti al verbo vetero-wave, ed i riferimenti ai The Cure si sprecano (la triade iniziale, sopra tutto “Cold room”). Il suono è secco, essenziale come da tradizione post-punk, i due brani cantati in lingua madre (gli AN sono tedeschi), “Mein Kleid” e “Herrgott” sono pregni di rabbia primordiale, “Darkenia” (l’immaginario pianeta dal quale i nostri sono giunti) è davvero oscura ed esprime una lancinante interiore sofferenza, “Fighting” scivola via troppo velocemente, non incide come altre, la batteria che apre “When I lose myself” mi ha fatto sobbalzare (quante volte l’ho già udita), poi il brano acquista corpo e luce propri, “New world” si rivela come uno dei migliori del lotto, assieme a “We kiss” (ma dai, non facciamo i preziosi, anche se qui qualcuno potrebbe tirare i ballo The Flock Of Seagulls, perché no?), la rockeggiante “Our love” pone fine alle danze. I sei si sono dati da fare, l’ispirazione e la fantasia sono rimaste chiuse nel cassetto, forse dodici brani sono troppi, ma alla fine di bocciare o rimandare Darkenia non se ne parla: la promozione,seppur stringata, la merita!

Per informazioni: www.myspace.com/atomicneon
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