Fire On Fire: The Orchards

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Ver Sacrum Qualcuno di voi probabilmente ricorda il collettivo prog/post rock Cerberus Shoal, passato più volte in tour anche dalle nostre parti oltre che autori di una discografia piuttosto ampia. Terminata quell’esperienza, quattro ex-membri, dopo un paio di anni di silenzio, reclutano un altro elemento e decidono di tornare in scena con un nuovo progetto, Fire On Fire, e Michael Gira, talent scout sopraffino, li prende sotto la sua ala protettiva. L’EP uscito un annetto fa non mi aveva fatto una buona impressione, ma con questo The Orchard hanno superato ogni più rosea aspettativa. Dismesse le arzigogolate e prolisse ramificazioni prog, la musica si è spostata verso un folk country prettamente americano, che può ricordare i compagni di etichetta Akron/Family ma in una versione più diretta, con il banjo, la chitarra e il contrabbasso a dettare le coordinate di una musica che affonda le radici nella musica tradizionale statunitense, soprattutto quella di inizio ‘900, alla quale però si aggiunge una onnipresente fisarmonica, che dona un retrogusto particolarissimo al tutto, e strumenti della tradizione dell’Europa dell’est come la tamburica e l’oud. La registrazione in presa diretta molto lo-fi e l’uso corale delle voci esaltano l’aspetto volutamente rustico e grezzo dell’album, richiamando costantemente alla mente le vecchie jug band di paese e i loro scatenati bluegrass. La chiave di volta dell’album la troviamo direttamente nel ritornello del primo brano: “If we tear this kingdom down let it be with a deserving and joyous sound”. Parole sante, perché scegliere una traccia invece che un’altra è una vera impresa, dato che la qualità della scrittura è molto alta, ed è un delitto che questo gioiello sia limitato a 1000 copie ottenibili solo tramite il sito della Young God. Affrettatevi a recuperarlo.

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