Jeff Tuttle (The Dillinger Escape Plan)

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Jeff Tuttle è il chitarrista di quella che, da più parti, viene considerata come la miglior live band del pianeta, ovvero i Dillinger Escape Plan. Così come i suoi degni compari, anche lui quando è sul palco è una “furia devastatrice”, uno che da un momento all’altro può arrampicarsi su un’impalcatura pericolante o fare qualsiasi altra cosa che potrebbe mettere a repentaglio la sua incolumità, ma leggendo quest’intervista scoprirete che esistono anche altri motivi per considerarlo un tipo decisamente fuori del comune. Ci ha raccontato di sé ma anche della sua passione per GG Allin (musicista americano famoso per le sue oltraggiosissime performance…), Chuck Palahniuk e il cinema horror: ne è uscito fuori un ritratto assai complesso e forse un po’ inquietante, ma in realtà sono proprio questi i tipi su cui ci piace saperne di più, giusto? Vi lascio quindi alla sua schiettezza e al suo sense of humour, e la prossima volta che i Dillinger capitano dalle vostre parti non lasciateveli sfuggire!

Jeff Tuttle

Jeff Tuttle © James Parker Photography

Tanto per iniziare, ti va di presentarti ai nostri lettori, raccontando cosa facevi prima di unirti ai Dillinger Escape Plan? Quand’è che hai iniziato a suonare, e quando ti sei reso conto di essere un po’ “pazzoide”?

(Jeff Tuttle): Mi chiamo Jeff Tuttle e sono uno dei chitarristi dei Dillinger Escape Plan. In precedenza avevo suonato per parecchi anni con gli Heads Will Roll e i Capture The Flag, due gruppi che hanno riscosso un discreto successo ma che non mi hanno mai permesso di guadagnare abbastanza per vivere. A suonare ho iniziato all’età di dodici anni, che è più o meno il momento in cui ho capito che non ero esattamente come tutti gli altri ragazzi. In realtà io non userei il termine “pazzoide” per descrivermi, ma di certo sono uno che non vuole condurre un’esistenza banale e ordinaria, e questo vale sia quando sono sul palco che nella vita quotidiana. E se ciò fa di me un tipo un po’ stravagante, beh va benissimo così… Meglio la follia che la mediocrità, su questo non c’è proprio dubbio.

Quale significato ha per te la performance live? Sei nervoso prima di un concerto?

(Jeff Tuttle): Le esibizioni dal vivo sono la miglior espressione del mio modo di essere. Quando salgo sul palco e assumo un determinato atteggiamento sicuramente non interpreto un personaggio, insomma non sono come Bowie quando impersonava Ziggy Stardust. Durante le performance tiro fuori tutto ciò che ho dentro, e infatti si potrebbe dire che per me rappresentano una vera e propria valvola di sfogo… Riguardo all’altra domanda direi di no, non mi capita più di essere nervoso: sono una persona abbastanza sicura di sé e non mi vergogno di mostrare quella che è la mia vera natura. Mi sento a posto con me stesso e credo che il pubblico se ne renda conto.
Quante volte ti è capitato di ferirti seriamente durante uno show?
(Jeff Tuttle): In effetti tutta la questione riguardante i vari incidenti/infortuni che ci sono capitati suonando dal vivo è abbastanza relativa… Credo che per molte band il livello di dolore che i DEP hanno sopportato in questi anni sarebbe intollerabile, ma noi lo consideriamo semplicemente uno dei vari aspetti che caratterizzano il concerto. Mi sono rotto le caviglie, slogato i polsi e ferito in varie parti del corpo, ma ogni volta sono pronto a risalire sul palco e fare pure di peggio. Non mi considero un masochista, ma sono sempre stato attratto dalle performance incentrate sull’auto-distruzione.

A questo proposito, so che sei un grande fan di GG Allin e vorrei sapere se aspiri a diventare estremo come lui…

(Jeff Tuttle): Sì, in effetti amo GG Allin e ho un’attitudine piuttosto estrema quando salgo sul palco, ma io e lui ci assomigliamo solo da certi punti di vista. La più grande differenza è che il mio atteggiamento autodistruttivo è strettamente collegato alla musica che suono, mentre le sue performance erano esplosioni di violenza, rabbia e odio innescate dall’uso delle droghe. Credo che nel suo caso la musica fosse una cosa secondaria, mentre per me sta al primo posto. Vorrei essere estremo quanto era lui ma non ho la rabbia che GG aveva dentro di sé, e ciò che faccio ha motivazioni diverse dalle sue. Ad ogni modo è un personaggio che ammiro molto: mi piace il fatto che sia esistito un tipo del genere e penso che nessun altro potrà mai eguagliarlo.

Sarei curiosa di sapere l’opinione della tua fidanzata riguardo al lavoro che fai: di solito le ragazze dei musicisti si preoccupano delle groupie e di cose del genere, invece la tua deve sperare che tu non ti ammazzi nel fare pericolosissimi stage-diving…

(Jeff Tuttle): La mia ragazza, con cui sto da otto anni, ama il lavoro che faccio e sa che non sarei mai felice se dovessi smettere, per cui accetta di dover stare lontana da me anche per lunghi periodi. Pur stando parecchio in giro di tentazioni non ne ho, perché ciò che ho costruito con lei è davvero importante e oggi non sarei la persona che sono se non l’avessi conosciuta. Come dicevi tu, lei si preoccupa più che altro che io possa finire di nuovo all’ospedale…

Qual è il miglior evento concertistico al quale hai partecipato finora?

(Jeff Tuttle): Sicuramente il Roskilde festival, dove abbiamo suonato la scorsa estate. È stata una serata magica, durante la quale tutto è andato alla perfezione. Avevamo di fronte migliaia di fans e abbiamo suonato alla grande, poi ad un certo punto Tomas (Lindberg – ndr) degli At The Gates è salito sul palco per cantare un pezzo insieme a noi ed è stato incredibile… Quella notte me ne sono andato in giro fino alle quattro del mattino e ho visto uno dietro l’altro gruppi fantastici, dai Black Mountain ai No Age passando per i Chemical Brothers, i My Bloody Valentine e Neil Young… Non avevo mai partecipato a un festival del genere: qui negli States ne abbiamo diversi, ma non sono paragonabili a ciò che ho visto in quell’occasione. Non c’è che dire, voi europei ci sapete fare con queste cose!!

Jeff Tuttle

Jeff Tuttle al Gods of Metal 2008, Bologna 28/06/2008, Foto di Grendel

Ai primi di febbraio avete fatto una specie di “concerto segreto” nello scantinato della casa di un vostro fan, però devo dirti che non è tanto simpatico che queste cose succedano solo negli States… Perché non ne fate uno anche in Italia?

(Jeff Tuttle): Chissà, potrebbe anche capitare un giorno… Il concerto “casalingo” che abbiamo fatto in New Jersey è stato pazzesco, con centocinquanta persone stipate in un posto che era adatto a contenerne la metà! Ci piacerebbe molto fare una cosa del genere in Italia, e se prometterete di darci un po’ delle vostre ottime pizze le possibilità che ciò possa accadere aumenteranno di sicuro.

Quali gruppi musicali ti hanno influenzato di più e/o hanno cambiato la tua vita?

(Jeff Tuttle): Se dovessi elencarteli tutti staremmo qui fino al 2028, ma giusto per fare qualche nome posso dirti Faith No More, Meshuggah, Mahavishnu Orchestra, The Fire Theft, Van Halen e The Police. È grazie ad artisti di questo tipo che è nata la mia grande passione, ed è sempre merito loro se sono cresciuto e migliorato come musicista.
Qual è l’aspetto peggiore del far parte dei DEP?
(Jeff Tuttle): Senz’altro la cosa più dura è dover stare lontano dagli amici e dalla famiglia per lunghi periodi, ma è anche vero che sarebbe difficile rinunciare del tutto a questo tipo di vita. Anzi, credo proprio che sarebbe impossibile…
So che apprezzi parecchio il cinema horror: quali sono i tuoi film preferiti?
(Jeff Tuttle): Io ADORO l’horror: se i film fossero un ragazzo ci farei sesso gay!! Il mio preferito in assoluto è “The evil dead” (in italiano “La casa” – ndr), che per me rappresenta la vera essenza di questo genere cinematografico perché, pur essendo stato realizzato con pochi soldi, è davvero un lavoro fantastico. Tra i miei favoriti ci sono anche “Dead alive” (si riferisce a “Splatters – Gli schizzacervelli”/”Braindead” – ndr), “Zombi”, “The Texas chainsaw massacre” (da noi conosciuto come “Non aprite quella porta” – ndr) e “Broken” (il titolo con cui è uscito in Italia è “Broken – Nessuno vi salverà” – ndr), inoltre mi piacciono molto i gialli italiani degli anni settanta. Dario Argento, Lucio Fulci, Mario Bava e Antonio Bido sono dei miti per me, e infatti li considero tra i veri iniziatori del genere di cui stiamo parlando.
E tra i sottogeneri dell’horror, ce n’è qualcuno che preferisci?
(Jeff Tuttle):Mi piacciono tutte le varie sottocategorie, dagli zombie e cannibal movies fino agli slashers e ai film pieni di mostri deformi… Li amo tutti purché siano fedeli a determinati principi, difatti non mi piace per nulla il modo in cui la CGI (cioè la “computer-generated imagery”, un’applicazione della computer grafica utilizzata per creare gli effetti speciali cinematografici – ndr) ha rivoluzionato il modo di fare questo tipo di film. Secondo me gli horror andrebbero realizzati alla maniera “artigianale”, come avveniva in passato, ma purtroppo la CGI sta cambiando il modo di approcciarsi alla materia, così come Pro Tools (uno dei software più usati per l’elaborazione e la produzione digitale di musica – ndr) sta distruggendo la musica. La rivoluzione digitale è un’ottima cosa, ma non può in nessun modo sostituire il talento!

Quale film (di qualsiasi tipo…) può essere paragonato alla musica della tua band in termini di intensità, concept ed energia trasmessa?

(Jeff Tuttle): Accosterei i DEP a “Fight club”, un film che mi ha colpito perché è crudo e violento ma allo stesso tempo bellissimo e ricco di significato. Penso che anche noi, come band, incarniamo questo tipo di ambivalenza: siamo “distruttivi” per certi versi, ma ciò che facciamo ha sempre un senso. Non siamo un branco di animali che se ne vanno in giro a far casino e a spaccare le cose: quello che facciamo è calcolato e c’è sempre una logica precisa dietro alla nostra follia.

Jeff Tuttle

Jeff Tuttle al Gods of Metal 2008, Bologna 28/06/2008, Foto di Grendel

Ti piace leggere? Hai un autore da consigliarci?

(Jeff Tuttle): A me piace molto, ma al mio ADHD (acronimo che sta per “attention-deficit/hyperactivity disorder”, cioè la sindrome da deficit di attenzione e iperattività – ndr) non tanto, difatti non riesco a dedicarmi alla lettura quanto vorrei. Comunque apprezzo moltissimo i lavori di Chuck Palahniuk, a mio parere uno degli scrittori più brillanti della nostra epoca. Non ha soltanto idee molto interessanti, ma trova anche modi davvero originali per esprimerle.
Sei originario della zona di Detroit, perciò immagino tu abbia vissuto in prima persona, o comunque molto da vicino, gli effetti della recessione economica. Pensi che Obama potrà esser capace di cambiare la situazione?
(Jeff Tuttle): Sì, essendo di quelle parti ho ben chiaro quale sia l’andamento delle cose, e anche se non sono sicuro se Obama potrà risolvere l’enorme casino nel quale ci troviamo, posso dirti che ho molta fiducia in lui. Ciò che lo aspetta è un lavoro davvero difficile, e credo che la situazione diventerà ancora più incasinata prima di poter iniziare a migliorare, ma Obama è uno che guarda avanti, che vuol portare delle novità e che cerca l’appoggio di entrambi gli schieramenti politici. Inoltre ha dato speranza a tante persone, e questa è senza dubbio la cosa più importante che è riuscito a fare finora.
A differenza di te, gli altri componenti dei DEP non sembrano essere molto interessati al look. La loro è un po’ la classica “non-immagine” da metallari colti e intellettualoidi, per cui ho la sensazione che i tuoi frequenti cambiamenti (mi riferisco soprattutto alle acconciature) suscitino in loro non poche perplessità…
(Jeff Tuttle): A dire il vero non è che passo molto tempo a pensare al look: mi piace cambiare spesso il taglio dei capelli, ma i pantaloni e le magliette sono praticamente sempre gli stessi da anni. Nessuno di noi ha un’immagine studiata a tavolino e le cose che indossiamo quando suoniamo dal vivo o facciamo delle foto sono le stesse che portiamo nella vita di ogni giorno. Più in generale si potrebbe dire che tutto quello che voi vedete quando siamo sul palco è un’estensione di ciò che siamo come individui. Ad ogni modo sì, i ragazzi mi prendono in giro per i capelli, specie se stiamo senza vederci per un po’, ma lo fanno sempre in modo bonario.
Qual è la domanda a cui ti piacerebbe rispondere, e che nessuno ti ha mai fatto nelle interviste?
(Jeff Tuttle): Avrei sempre voluto che qualcuno mi chiedesse se sono sexy, tuttavia nessuno l’ha mai voluto sapere… La risposta comunque è sì.

Ho notato che hai una pagina personale su MySpace, ma non la curi per nulla…
(Jeff Tuttle): Se ci hai fatto caso, tutti i miei amici su MySpace sono delle porno-star… Quella pagina è stata creata da un amico che, nel periodo in cui eravamo insieme in una delle band con cui suonavo in passato, non ne poteva più di dover rispondere ai messaggi indirizzati a me. Il fatto è che preferisco impiegare il mio tempo libero per cose più interessanti che non farmi degli “amici digitali”… Molto meglio dormire o guardare dei film, ah ah ah!
Pensa a te stesso fra dieci anni: riesci a immaginare cosa combinerai?
(Jeff Tuttle): Fra dieci anni farò ancora musica e forse pure dei film, ma non so se in veste di attore, sceneggiatore o regista. Ho un amico che lavora nell’industria cinematografica, e spesso abbiamo discusso della possibilità di fare qualcosa insieme. So che è un po’ scontato che un musicista entri a far parte del mondo del cinema, ma io mi ci vedo in un contesto del genere perché sarebbe semplicemente un altro modo per “raccontare una storia” e esprimere me stesso…
Jeff Tuttle

Jeff Tuttle a Cesena, 22/03/2008, Foto di Grendel

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