Æthenor: Faking Gold & Murder

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Ver Sacrum Non hanno perso tempo Stephen O’Malley, Vincent De Roguin (Shora), e Daniel O’Sullivan (Guapo), dato che l’ultimo album a nome Æthenor era uscito più o meno sei mesi fa. Questo nuovissimo capitolo suona in maniera differente rispetto ai capitoli precedenti; qualche avvisaglia si era già avuta grazie all’inedita batteria che faceva capolino in Betimes Black Cloudmasses , ma un’evoluzione del genere era inaspettata. Al trio infatti si aggiungono l’ottimo chitarrista Alexander Tucker, i percussionisti Nicolas Field e Alex Babel e soprattutto David Tibet alla voce. È proprio la presenza di Tibet, che canta in tutti i brani dell’album, a donare al disco quel taglio particolare, sommandosi all’aurea di per sé già nefasta del trio, tanto che i Current 93 periodo Nature Unveiled sono il riferimento più prossimo. Il suono è cupo e minaccioso, ma a differenza della solita solfa dark ambient è vivo, pulsante, articolato nelle varie diramazioni (la coda percussiva di “III”, l’organo ossessivo sempre in “III”, la quiete ambientale di “IV”), tra drone, riverberi, percussioni sparse e compresse, e su tutto la voce salmodiante e ispirata di Tibet, per un disco a metà strada tra industrial rituale poco ortodosso, sperimentalismo e depressione tipica di marca O’Malley. L’album è senza dubbio alcuno un acquisto obbligato per tutti i fan del primo periodo dei Current 93, e un ascolto doveroso per tutti gli altri.

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